Superare i limiti delle convinzioni sbagliate

Superare i limiti delle convinzioni sbagliate

Non sempre un fallimento è sinonimo di incapacità. Spesso, la causa di un insuccesso va ricercata nelle credenze che spingono ad agire in modo scorretto.

Sentirsi inadeguati e non all’altezza di un compito è una sensazione legata alla mancanza di autostima e alla poca fiducia di sé, responsabile di una scarsa resa del risultato finale. Tale condizione non necessariamente corrisponde a una effettiva incapacità. Quel senso di inettitudine che inibisce la spinta ad agire in diverse circostanze della vita privata e professionale è dettato spesso da false idee, che si innescano inconsapevolmente nella nostra mente in tenera età e maturano negli anni al punto da diventare limiti per la formazione e la crescita professionale e individuale. A determinarle sono le esperienze, a cui difficilmente la persona riesce a dare interpretazioni assolute.

Le idee limitanti non solo generano riluttanza nei confronti dello stesso incarico che si ripresenta, ma fanno sì che le possibilità di avere successo nel portarlo a termine siano effettivamente scarse.

Ad esempio, se in passato ho avuto problemi con una lingua straniera, tenderò a rifiutare un nuovo confronto con essa; anche provando a farlo, avrei poche possibilità di impararla.

Il problema non risiede nel comportamento con cui rispondiamo all’evento, ma nelle convinzioni che lo muovono, ovvero in uno stadio più profondo, quello che in PNL è definito livello delle credenze.

La programmazione neuro linguistica conferma quanto i problemi che si verificano nei processi di apprendimento, cambiamento e comunicazione dipendono dai livelli logici della mente, strutturati secondo una precisa gerarchia; al loro interno si trovano le credenze, che agiscono prima di prendere una decisione e che condizionano atteggiamenti, valori e comportamenti della persona.

In un certo senso le credenze sono scorciatoie utili alla mente per rispondere in modo immediato in una situazione simile a un’altra già vissuta in passato. Tuttavia, due circostanze seppur molto affini, non sono mai identiche. Le convinzioni limitanti, inoltre, si formano in noi nei primi anni di vita quando non abbiamo una capacità critica di valutazione degli avvenimenti, ma subiamo il contesto.

La memoria del successo

La teoria della memoria del successo dello psicologo Bruno Hourst dà spunti interessanti riguardo a come molte delle nostre idee siano plasmate fin da bambini dagli stimoli che riceviamo dall’esterno.

Nei confronti dei più piccoli c’è la tendenza sbagliata, ma piuttosto diffusa, da parte di genitori e familiari a sottolineare l’errore con maggiore enfasi rispetto alla buona riuscita di un compito; questo atteggiamento favorisce nel bambino lo sviluppo della memoria del fallimento: ogni volta che lo sbaglio è rimarcato, in lui si fortifica l’idea di non poter compiere una precisa azione perché non ricorderà di essere riuscito a farlo prima. Molte convinzioni false nascono così e condizionano la nostra autostima anche durante la crescita.

Viceversa, favorire la memoria del successo aiuterebbe il bambino a ricordare le sue piccole vittorie, alimentando in lui sicurezza e autostima, preziose per raggiungere traguardi più ambiziosi da adulto.

Il cambiamento generativo

Da adulti le convinzioni risuonano come certezze; difficilmente un fallimento sarà attribuito a un’idea limitante. Tuttavia le credenze non sono irreversibili: trattandosi di interpretazioni soggettive, possono essere sostituite con altre più positive.

Lo scopo è ottenere un cambiamento generativo, ovvero un cambio di visione che favorisca interpretazioni diverse delle esperienze vissute, insieme a un approccio propositivo. Il punto di partenza è quello di prendere coscienza delle credenze errate e riconoscerle; a tal proposito è fondamentale ragionare su alcuni aspetti della propria vita rispondendo a domande del tipo:

Cosa pensi di te e degli altri?
Perché svolgi determinati compiti? Da cosa sei motivato?
Tra tutte le cose che fai ogni giorno, qual è quella veramente importante?
Cosa si aspettano gli altri da te?

Individuate le credenze errate, è utile interrogarsi su ciò che facciamo e sugli obiettivi, sui limiti che riscontriamo nel raggiungerli e, successivamente, provare a immaginare come una nuova convinzione potrebbe aiutarci a svolgere un compito con successo.

Di seguito uno degli esercizi suggeriti dalla PNL, che chiarisce come sostituire una credenza limitante in modo concreto.

  1. Scegli una credenza che ritieni ti limiti e che vuoi modificare. Esempio: “non sono capace di apprendere l’inglese”.
  2. Chiediti se questa credenza vale per tutti al 100%.
  3. Analizza il tuo comportamento di fronte a tale situazione in base a questa credenza.
  4. Cerca di immaginare dettagliatamente come agiresti se questa credenza non formasse parte del tuo repertorio di credenze e cerca di ricordare se nella tua vita hai mai agito indipendentemente da essa.
  5. Scrivi una frase contraria alla tua credenza iniziale (per esempio “sono una persona perfettamente in grado di parlare in inglese”) e portala con te per poterla leggere durante la tua giornata (potresti inserirla nello schermo del cellulare o del computer). Ripetila a voce alta, a voce ferma e sicura, in diversi momenti della giornata affinché questa credenza sostituisca quella vecchia e si installi nel tuo cervello.

 

Si evince ancora una volta quanto la ristrutturazione del contesto e dei contenuti sia fondamentale in tutte le situazioni in cui vanno alimentate autostima e fiducia per favorire una forte motivazione. Anche quando il lavoro è introspettivo, come in questo caso, l’uso di un linguaggio positivo si rivela di grande aiuto per il dialogo interiore che regola i nostri comportamenti.

Perché il modo in cui parliamo a noi stessi conta quanto il fatto che lo facciamo.

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