Se non vuoi pubblicità su Facebook, cancellati!

Se non vuoi pubblicità su Facebook, cancellati!

Sul social network possiamo moderare l'esperienza con le inserzioni pubblicitarie, ma ogni profilo resta un prodotto per le aziende. L'advertising è lo scopo del nostro canale prediletto e non possiamo evitarlo.

La pubblicità online dà fastidio. Disturbano l’invasione dei messaggi, la quantità eccessiva e, spesso, la poca pertinenza con i bisogni dei destinatari.

La pubblicità fa parte della nostra vita digitale più di quanto pensiamo. Lo fa bene su canali come Facebook in cui trascorriamo maggior tempo, senza farsi notare; sebbene abbiamo poca consapevolezza riguardo alla mole reale dei contenuti promozionali, la loro assidua presenza crea rumore. Nell’immaginario collettivo la pubblicità online è un fenomeno pervasivo.

Dal rapport 2019 di Accenture Interactive questa riluttanza risulta legata soprattutto al fatto che le aziende possiedono informazioni personali non condivise direttamente dai destinatari delle loro comunicazioni.

Sulla questione privacy le persone non transigono; è forte la sensazione che con inserzioni sempre più personalizzate gli emittenti possano violarla. Ancora di più quando un messaggio è poco utile; una percentuale consistente delle persone intervistate, infatti, dichiara che è disposta a fornire i propri dati a un’azienda a patto che quest’ultima li usi per garantirgli un’esperienza affine ai propri bisogni.

Dinamiche pubblicitarie su Facebook

Tra i media digitali, Facebook è quello che più degli altri ha costruito la propria fortuna sull’advertising. Solo nel trimestre aprile-giugno 2019 ha fatturato 16,9 miliardi di dollari provenienti quasi totalmente dalle inserzioni. La pubblicità è il suo core business.

Su Facebook non è insolito leggere commenti sgradevoli a post sponsorizzati, ma qui l’advertising non necessariamente viola la nostra privacy, anzi.

Alla maggior parte dei suoi iscritti sono ancora poco chiare le dinamiche che determinano le attività degli inserzionisti; a deciderle è Facebook, che è un mezzo e ha un suo scopo indipendente dalle nostre intenzioni. Ogni profilo è un prodotto per la pagine fornito dal social network a fini commerciali.

In che modo?

Attraverso le attività. La pubblicità, infatti, è legata non solo alle informazioni inserite dalla persona ma, soprattutto, ai suoi comportamenti dentro e fuori il social network, addirittura offline. Si tratta delle preferenze e ne parliamo nell’articolo Facebook sa cosa preferisci, ma potrebbe non piacerti.

Ogni pagina ha la possibilità di comunicare a pubblici mirati che definisce in base a precise caratteristiche e a popolarli con i profili più idonei è Facebook, basandosi proprio sulle preferenze. Ognuno di noi è coinvolto.

Da chi siamo a cosa facciamo: come diventiamo prodotti per l’advertising

Se vediamo un’inserzione pubblicitaria è perché rispettiamo uno o più requisiti indicati dalla pagina al momento di creazione del pubblico.

Possiamo verificarlo non solo nella sezione delle nostre preferenze, ma anche sul singolo post sponsorizzato, accedendo alle sue impostazioni e cliccando su “Perché visualizzo questa inserzione”.

Pubblici per interessi

Sono determinati in base ad area geografica, età, genere, lingua e altre informazioni personali, come il titolo di studio o lo stato sentimentale, e in base a ciò che ci piace. Possiamo essere intercettati da qualunque tipo di pagina, generalmente simile a quelle che già seguiamo. Ma non è detto. Se ho dichiarato di essere fidanzato ufficialmente in maniera ironica, come spesso accade, facilmente potrei essere raggiunto da un contenuto interessante per chi è prossimo alle nozze, anche se il tema non mi riguarda affatto.

Pubblici personalizzati

Sono potenzialmente più interessanti per un’azienda perché coinvolgono profili che hanno mostrato già un interesse nei suoi confronti. Uno di questi pubblici si crea, ad esempio, a partire dalle visite al sito web e, più nel dettaglio, a determinate pagine di quest’ultimo. Per cui, se abbiamo guardato un prodotto in un sito di vendita online è molto probabile che faremo parte di un pubblico di questo tipo e, di conseguenza, su Facebook ci verrà mostrato un contenuto sponsorizzato da parte dell’azienda proprietaria dell’e-commerce.

Per far parte di un pubblico personalizzato basta anche solo interagire, senza seguire, con una pagina, rispondere a un suo evento, usare la sua app, visualizzarne un video. Potremmo essere raggiunti, inoltre, dalle inserzioni perché siamo affini a uno dei pubblici della pagina che le ha create.

Pubblici di retargeting

Ne entriamo a far parte automaticamente quando visitiamo un sito. Se l’azienda proprietaria avvia una campagna di retargeting attraverso la pagina, saremo parte dei suoi destinatari in base alla nostra esperienza di navigazione sul sito; ad esempio, la pubblicità di un prodotto che abbiamo visto, magari anche aggiunto al carrello, ma non acquistato, ci seguirà su Facebook.

 

Approfondire l’argomento dei pubblici è d’interesse più per gli inserzionisti che per gli utenti; tuttavia, comprenderne le dinamiche ci aiuta a prendere coscienza del fatto che l’advertising è esigenza di Facebook prima che delle aziende.

Queste ultime hanno il dovere di limitare l’inquinamento dei contenuti sui social attraverso il Digital Detox; ciononostante, il nostro ruolo per il social network non cambia.

Da utenti, abbiamo la possibilità di moderare ciò che vediamo e di gestire la nostra esperienza con le inserzioni, limitando la visibilità dei contenuti promozionali, ma se la nostra ambizione è quella di avere una navigazione più pulita, dovremmo ragionare anche sulle nostre azioni quotidiane e su ciò che diamo in pasto al social network.

Spesso ci sentiamo violati nella nostra libertà di interagire, ma Facebook è un luogo pubblico: se non ci piace ciò che ci mostra, siamo liberi di non frequentarlo.

Punti di vista

E tu cosa ne pensi?