Se il digital detox parte dalle aziende
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Se il digital detox parte dalle aziende

In tempi di disintossicazione da social, le imprese hanno la responsabilità di inquinare meno. Ma non è tutto: le abitudini più sane degli utenti hanno riscontri anche sulle loro strategie.

Bilanciare l’uso degli strumenti digitali per migliorare il proprio benessere psicologico è lo scopo del digital detox, tendenza diffusa già da tempo tra le persone e, attualmente, in forte ascesa. Sono tante le notizie in Rete che riguardano l’argomento; noi abbiamo trattato in più di un articolo i rischi connessi all’uso esasperato degli strumenti digitali e come gestirli. Aumentano anche le menzioni e le discussioni a tema da parte del pubblico. Gli utenti dimostrano maggiore consapevolezza riguardo all’importanza di una sana dieta mediatica per il recupero del proprio equilibrio mentale, necessario a lavoro e nella vita privata; questa presa di coscienza converge verso un cambiamento delle abitudini digitali: l’uso degli strumenti è più moderato, in particolare di quelli social.

È facilmente prevedibile, infatti, che nel processo all’inquinamento digitale i principali imputati siano proprio i social media: tra lo scorrere del news feed, il controllo delle notifiche e le rapide, e neanche tanto, occhiate agli ultimi aggiornamenti dell’amico di turno, il salto continuo da un contenuto all’altro confluisce verso un’inesorabile perdita di tempo sia in termini di conoscenza che di produttività. A lavoro, ad esempio, il cattivo utilizzo di questi strumenti è spesso responsabile della sbagliata gestione del proprio tempo e, di conseguenza, di una notevole inattività.

Le persone hanno bisogno di ritrovare il contatto con la realtà, di comunicare guardandosi negli occhi, di uscire e anche di provare, toccare e sentire la morbidezza di un prodotto piuttosto che di vederlo solo online: disintossicarsi non è soltanto compito loro.

Il ruolo delle aziende

Talkwalker, specializzata in analisi dati e produzione di reportistica sul mondo digitale, nel suo consueto report di fine anno, inserisce il fenomeno del digital detox tra i trend di maggiore impatto nel 2020 per le strategie aziendali.

Le aziende sono coinvolte nella questione da un doppio punto di vista: da un lato hanno la responsabilità di contribuire a questa disintossicazione per il bene dei loro consumatori o potenziali, dall’altro hanno il bisogno di adeguare le proprie strategie di marketing alle nuove abitudini. In prima battuta, l’uso più moderato dei social media sembrerebbe allarmante per le attività che investono in promozione su questi canali; tuttavia, non si tratta di un’inversione di tendenza né di una crisi: gli utenti non hanno abbandonato il mondo digitale, stanno imparando ad abitarlo in modo costruttivo.

Prima la responsabilità…

I contenuti delle aziende inquinano non poco i social network; pensiamo a Facebook e a quanti post sponsorizzati ogni giorno ci invadono solo su questo canale. Se si vuole costruire un rapporto con le persone che va oltre il consumo dei prodotti, contribuire a questa disintossicazione deve essere un obiettivo di marketing mirato al loro benessere.

Diverse realtà hanno preso in carico la questione già da tempo attraverso lo sviluppo di apposite tecnologie come Digital wellbeing di Google (ne parliamo in Buoni propositi di vita digitale) o con azioni che sensibilizzano sul tema, come quella dell’azienda produttrice di smartphone OnePlus. In occasione del NoPhoneDay, infatti, questa realtà cinese ha promosso la giornata nazionale senza smartphone attraverso una serie di iniziative che esortavano il pubblico a non utilizzare il dispositivo per 24 ore e, in generale, a ridurne l’uso, nonostante gli smartphone facciano parte del proprio core business.

…poi i bisogni

Sui social network anche la più piccola attività presente può dare il proprio contributo in merito. E, come abbiamo accennato, dovrebbe farlo anche per necessità proprie perché questa presa di coscienza delle persone sta portando loro a un approccio diverso al canale: il focus delle attività di Social Media Marketing si sposta su minimalismo e utilità.

Di seguito alcuni semplici suggerimenti:

  1. Ridurre i contenuti: una necessità non del tutto nuova per le aziende che usano i social media e che punta dritta all’obiettivo in questione. Meno post ma di migliore qualità, che vuol dire risorse che davvero aiutano chi li riceve, foto, storie, domande che sappiano generare apprezzamento non attraverso i like, ma con elementi più validi come i commenti, ad esempio. Tra l’altro, se anche Facebook adottasse l’iniziativa di Instagram di eliminare i like, diventerebbe ancora più forte la necessità di ottenere riscontri più rilevanti da parte degli utenti.
  2. Curare le conversazioni: intrattenere un buon dialogo con le persone attraverso l’incremento di interazioni positive, ovvero quelle che lasciano la sensazione di aver impiegato bene il proprio tempo. Ben vengano conversazioni sane, interessanti e utili prima all’utente poi all’azienda, perché in un panorama più pulito, in cui vige maggiore scetticismo, le persone sono stufe di chiedere e ricevere risposte contrarie alle proprie aspettative e che conducono palesemente alla conversione.
  3. Invitare a uscire fuori: un’altra chance è quella di garantire scappatoie dalle reti social, tornando a prediligere i contatti umani. Benché i social media offrano ormai diverse opportunità di gestione efficiente del customer service, favorire i legami reali attraverso la comunicazione telefonica, ad esempio, è uno dei modi per ridurre l’inquinamento. Un supporto di questo tipo garantisce inoltre la possibilità di generare empatia in modo più semplice con l’interlocutore. Non sempre l’uso delle ultime tecnologie a disposizione o degli strumenti più in voga risulta efficace per la propria azienda; opzioni che sembrerebbero obsolete, invece, potrebbero rivelarsi migliori.
    Per chi opera nel new retail, poi, è efficace in termini di digital detox anche spostare l’interesse dal mondo social al negozio fisico, non solo a quello online. Favorire le esperienze reali con il prodotto aumenta il tempo trascorso fuori dalle persone e, successivamente, migliora quello impiegato online: l’azienda, infatti, potrà proporre contenuti mirati a completare l’azione iniziata in negozio o a riproporre l’esperienza vissuta. In entrambi i casi, sarà un’attività meno inquinante perché coinvolgerà un pubblico a cui tutto il percorso di conoscenza, sia dell’azienda che dei prodotti, è stato proposto all’esterno.

Già dai pochi esempi riportati si evince come adeguare la proprie strategia di Social Media Marketing alle nuove abitudini degli utenti non equivale a stravolgere i processi né a penalizzare il business, semmai a generare più benefici in termini di relazioni con il proprio pubblico.

Cambiano le abitudini, ma le persone sui social network restano.

Punti di vista

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