Personal branding e gestione dell’insicurezza online

Personal branding e gestione dell’insicurezza online

Riconoscere e accettare le proprie insicurezze è il primo passo per rafforzare la fiducia in se stessi e costruire una presenza sul Web più consapevole e sostenibile nel tempo.

“Il coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di agire nonostante la paura.” – Nelson Mandela

Per un professionista che decide di investire sul personal branding mostrarsi online è più che un dovere, è un obbligo. Tante volte, però, soprattutto per chi ha iniziato da poco, dietro la pubblicazione di un contenuto si nasconde la paura di non essere abbastanza, quella sensazione sottile di esporsi in un’arena dove tutti sembrano più competenti, più brillanti, più sicuri di sé.

Nel mondo del personal branding si parla molto di visibilità, ma poco di insicurezza. Invece è un fenomeno normale e più diffuso di quanto si possa pensare. Non riguarda soltanto la “timidezza social”. L’insicurezza online nasce dal confronto costante con la versione migliore degli altri. Scorrendo i vari feed si vedono solo successi, traguardi raggiunti, testimonianze entusiaste, per cui viene naturale chiedersi: sto facendo abbastanza? il mio lavoro vale quanto quello degli altri?

La verità è che la messa in scena online del vissuto professionale è sempre parziale. Nella maggior parte dei casi viene mostrato l’esito, non il percorso, i risultati positivi, non gli errori commessi. A questo si aggiunge la tendenza a misurare la propria autostima in funzione delle interazioni che si ricevono, senza accorgersi che così facendo si affida il proprio valore al giudizio del pubblico.

Il paradosso del personal branding

Il personal branding nasce come strumento per accrescere la propria autorevolezza, per raccontare competenze, valori e visione in modo coerente e credibile. Eppure può produrre l’effetto opposto: una crescente insicurezza da esposizione.

Quando ogni parola, immagine o parere condiviso diventa un potenziale rischio reputazionale, la spontaneità si contrae, sostituita da un controllo costante e da un perfezionismo paralizzante. Scrivere un post, registrare un video o semplicemente esprimere un pensiero può allora sembrare un atto di coraggio o di vulnerabilità esposta all’opinione degli altri.

Il paradosso è che più ci si impegna a costruire fiducia verso il pubblico, più si rischia di perderla verso sé stessi.

Tre strategie per gestire l’insicurezza online

Gestire l’insicurezza non significa eliminarla, ma imparare a conviverci. Ecco alcune pratiche utili.

  1. Cambiare la metrica
    Smettere di misurare il valore dei contenuti pubblicati in interazioni, ma misurarlo in chiarezza: quante persone capiscono davvero ciò che vogliamo dire?
  2. Curare la routine, non la performance
    Costruire un’abitudine comunicativa, come ad esempio una newsletter mensile, un post settimanale, un video al mese. La costanza crea sicurezza più dell’approvazione.
  3. Far vedere il dietro le quinte
    Condividere anche i momenti di incertezza o le difficoltà del mestiere crea connessioni autentiche.
    Più che apparire perfetti, è meglio essere presenti.

Dall’insicurezza alla consapevolezza

La gestione dell’insicurezza online è, innanzitutto, un esercizio di presenza mentale. Invece di provare a vincere la paura, bisogna imparare a considerarla come parte del processo creativo e relazionale.

Non va dimenticato, infatti, che costruire un brand personale è un lavoro che si fa sull’identità prima che sul marketing, e che quando si clicca su “Pubblica” si agisce su qualcosa di più profondo della visibilità, ovvero la fiducia in se stessi. E questo è uno dei valori più importanti e duraturi del personal branding.

In conclusione, accettare l’insicurezza online non è un atto di resa, ma di consapevolezza: vuol dire riconoscere che dietro un profilo autentico c’è una persona che sceglie ogni giorno di esserci, nonostante la paura.

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