La migliore risposta è Amazon?
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La migliore risposta è Amazon?

La potenza del colosso americano non risiede solo nella vendita ma anche nella 'consulenza', in alcuni casi addirittura più rilevante di quella offerta da Google. E un e-commerce potrebbe farne buon uso…

“Amazon si conferma una volta di più non solo un colosso del commercio elettronico ma anche un motore di ricerca i cui risultati sono in grado di influenzare e orientare gli acquisti, sia su altri siti di commercio elettronico che nei negozi sul territorio. E questo vale anche per l’Italia.” – FIND,  Amazon Power 2020

Amazon è il più grande marketplace del mondo. Poco opportuno e addirittura anacronistico lamentare la sua presenza online, inutile competervi: nessun e-commerce ha possibilità di sovrastarlo in quanto a vendite sulle stesse categorie di prodotto.

Piuttosto, conviene comprendere quali vantaggi si possono trarre dalla sua presenza online e se tra questi rientra anche la possibilità di farne parte come venditori.

Da poco FIND, agenzia di Search & Performance Marketing, ha realizzato il suo consueto report annuale riguardo all’uso del marketplace, sulla base di ricerche condotte a campione tra utenti maggiorenni.

Un dato molto interessante, emerso già nel 2018, è che Amazon non è più semplicemente un gigante del commercio elettronico, ma anche un consulente, ovvero un motore di ricerca per le persone che cercano informazioni su determinati prodotti prima di acquistarli.

Le abitudini di ricerca cambiano

Se parliamo di ricerche online, il primo canale a cui ci rivolgiamo è chiaramente Google e non c’è dubbio che il motore resti il migliore per soddisfare domande sia di tipo informativo che transazionale a livello globale.

Su alcune categorie di prodotti però la partita si gioca alla pari.

Soprattutto nella fase che precede l’acquisto di articoli di uso quotidiano, infatti, le persone hanno l’abitudine di consultare Amazon almeno quanto Google. Anzi, mentre su quest’ultimo c’è il rischio di avere risultati ridondanti, sul marketplace si hanno maggiori possibilità di ottenere un’unica risposta soddisfacente con tutte le informazioni riguardanti specifiche, prezzo e, in particolare, esperienze d’uso riportate da altri utenti. 

Nessuna soluzione è più forte e autorevole del giudizio e delle foto condivisi dalle persone.

Ultimamente anche Google è meglio organizzato da questo punto di vista; in risposta alle query transazionali di prodotto notiamo, sulla destra, un risultato elaborato dal motore stesso che è a tutti gli effetti una perfetta scheda dell’articolo.

Eguagliare Amazon in questo senso però è difficile addirittura per Google, in cui il marketplace è sempre presente tra i primi risultati in SERP.

Il colosso di Bezos, infatti, intercetta traffico anche attraverso l’esposizione sul motore di ricerca perché, sebbene l’intenzione iniziale sia quella di rivolgersi a Google, ci sono buone possibilità che la persona clicchi sul risultato di Amazon e continui lì la sua navigazione. Se questo aspetto non disturba Google, che resta in ogni caso il punto di riferimento, diventa invece una minaccia la potenza di Amazon come primo consulente: cresce, infatti, la percentuale di utenti che accede direttamente al marketplace per approfondire la conoscenza di un prodotto prima di sceglierlo.

Il colosso americano, quindi, sta cambiando le abitudini di ricerca e gli e-commerce dovrebbero prenderne atto.

Le risposte migliori arrivano dalle persone

Il report FIND cita la strategia di alcune catene statunitensi di retail che usano Amazon non solo per vendere ma anche per raccogliere contenuti generati dagli utenti sui prodotti e usarli per ottimizzare le proprie presentazioni in negozio.

Questo è un aspetto da non sottovalutare sia se si vende al dettaglio che online.

Analizzare le recensioni su Amazon e usarle per creare presentazioni di prodotti ottimali è interessante soprattutto per gli e-commerce con proposte molto popolari in Rete. Di questi, infatti, si trovano generalmente contenuti informativi pressoché identici tra i vari rivenditori del Web.

Ottimizzare la pagina di prodotto tramite le esperienze d’uso delle persone aiuta a proporre online il miglior risultato possibile sia per gli utenti che per il motore di ricerca.

Innanzitutto, è differenziante; poi, consente di offrire un contenuto che va oltre la soddisfazione del bisogno informazionale e suggerisce ai possibili consumatori come vivere un’esperienza migliore con quel prodotto; infine, se bene sviluppato, aiuta a intercettare anche ricerche più di nicchia.

Facciamo un esempio concreto.

Ho cercato su Amazon spatola per dolci. Il raschietto taglia-impasto multiuso è il più venduto della categoria.

Dalle opinioni di chi lo ha usato viene fuori rispetto alla descrizione tecnica che: è utile per impasti di pizze e croissant, aiuta nella pulizia del tagliere a fine lavoro, contribuisce a lavorare a mano gli impasti più idratati, l’unità di misura è in pollici e non in centimetri (questo dato in realtà è presente nella descrizione tecnica, ma evidentemente merita di essere evidenziato perché in molte recensioni è ribadito).

Queste informazioni sono solo nelle prime otto opinioni; per questo prodotto ne esistono ben 2.120!

A questo punto, raccogliendo le più interessanti, non resterebbe che creare un contenuto che le contenga, magari in evidenza nella pagina rispetto alle caratteristiche in comune con altri rivenditori.

Non è necessario essere su Amazon per fare questo, mentre potrebbe diventarlo per vendere il raschietto.

Questione di branding

In un precedente articolo abbiamo affrontato l’argomento della vendita su Amazon, con attenzione ai casi in cui è sconveniente farlo. 

Si parla dei brand e della loro necessità di dare una spinta alla propria notorietà online; in questi casi il colosso può diventare un nemico perché l’unico valore di marca percepito dalle persone, qui, è il suo. Per saperne di più puoi leggere Vendere su Amazon? Questione di branding.

Per i rivenditori, invece, esserci potrebbe risultare utile soprattutto all’inizio.

Per chi, infatti, ha avviato da poco un’attività di vendita online la difficoltà maggiore è quella di ottenere conversioni subito: è qui che il marketplace andrebbe a compensare il tempo necessario ad aumentare la visibilità su altri canali, compreso Google. Qui, infatti, si avrebbe la possibilità di essere intercettati dalle persone attraverso il risultato in SERP di Amazon.

La scelta di vendere sul marketplace più grande del mondo resta però un’incognita.

Perché se è vero che l’e-commerce ha bisogno di monetizzare, è altrettanto valido il fatto che avere un negozio online vuol dire mettere su un progetto complesso e strutturato a cui fa capo il branding. La comunicazione e il marketing dell’e-commerce dovrebbero lavorare in una direzione che ha come punto d’arrivo la crescita della marca e dei suoi valori, perché un rivenditore che diventa brand riesce a differenziarsi dai colleghi offrendo alle persone motivi in più per essere scelto che vanno oltre i prodotti e i prezzi. 

Quindi, torniamo al principio: vendere su Amazon è questione di branding!

Punti di vista

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