L’e-commerce è una cosa seria

L’e-commerce è una cosa seria

La cattiva notizia è che la maggior parte dei siti e-commerce chiude entro due anni dall’apertura, quella buona è che si può cercare di evitarlo. Vediamo come avviare il progetto nel modo giusto.

In questo periodo, soprattutto sotto la spinta della crisi dovuta al Coronavirus, la domanda nel settore del commercio elettronico è cresciuta in modo considerevole. Sono molte le attività che hanno deciso o stanno pensando di vendere online, alcune per aumentare il proprio giro d’affari, altre per cercare di sopravvivere.

Molti dei siti e-commerce che aprono in questo momento chiuderanno nell’arco di due anni o forse meno. Non c’è da meravigliarsi, è una cosa normale. La percentuale di fallimento nel commercio elettronico è notoriamente alta e i motivi possono essere diversi: elevata competizione nella categoria merceologica, offerta poco appetibile, problemi gestionali o logistici, scarsa visibilità, fretta di vedere grandi risultati nel breve periodo, e si potrebbe continuare allungando l’elenco.

Quasi sempre il problema è a monte, a livello di pianificazione, perché viene saltato un passaggio essenziale per la definizione del progetto: lo studio di fattibilità. Questo strumento imprescindibile serve per accertare la realizzabilità tecnica ed economica, attraverso l’analisi e la verifica delle caratteristiche, dei costi e dei possibili risultati. Invece, di solito il processo si riduce a richiedere/fornire un preventivo per la creazione del sito e-commerce, come se l’attività di vendita online dipendesse esclusivamente da questo aspetto.

Tale errore di valutazione è imputabile tanto al cliente che richiede il preventivo quanto al professionista che lo fornisce; il primo, infatti, è mediamente poco informato su cosa significhi fare commercio elettronico; il secondo, dal canto suo, non fa più di tanto per colmare le lacune del cliente, anche per non correre il rischio di dissuaderlo dal proseguire.

Così si diffonde l’errata convinzione che basti un sito e-commerce per vendere online e, nel giro di due anni dall’avvio dell’attività, che l’e-commerce non funzioni.

In questo articolo faccio il punto su tre aspetti che meritano considerazione nella fase iniziale da parte di chiunque decida di impegnarsi seriamente nel commercio elettronico. A seconda del modo in cui li si affronta, possono diventare punti di forza oppure ostacoli per la riuscita del progetto.

Fare o non fare, non c’è provare

La saggezza del maestro Yoda applicata all’e-commerce. Sono tante, troppe, le piccole aziende che si avvicinano al commercio elettronico con l’intenzione di provare e vedere come va. In genere il ragionamento che si fa è: “Se non mi costa troppo, metto su un sito e-commerce; poi, se vendo, continuo a investire.”

Questo modo di pensare denota la mancanza di un piano strategico ben strutturato, necessario per intraprendere al meglio un’attività di vendita online. L’e-commerce è un progetto di medio-lungo periodo che richiede un profondo impegno fin dall’inizio sotto ogni profilo, economico e lavorativo. Fare un tentativo della durata di pochi mesi non porta alcun risultato, solo frustrazione e tempo e soldi sprecati.

Per questo è fondamentale lo studio di fattibilità, che non si deve limitare a valutare come sostenibile una spesa minima per creare il sito. Vanno pianificate con attenzione tutte le attività connesse alla vendita online per comprendere se si è in grado di affrontarle e mantenerle nel tempo. Questa analisi consente di stabilire se vale la pena avviare il progetto o se è meglio rimandare o rinunciare.

L’e-commerce non è gratis

Per aprire e gestire un negozio fisico ci sono investimenti iniziali da affrontare e spese continue da sostenere. Lo stesso discorso vale per uno shop online.

Nel mondo fisico si deve acquistare o affittare un locale adeguato all’attività, ci sono bollette e stipendi da pagare, ci si deve preoccupare di avere la giusta visibilità e fare promozione per portare gente nel negozio, ogni tanto può essere necessario ristrutturare o ampliare il punto vendita.

Online si ha bisogno di una piattaforma e-commerce fatta bene, c’è l’hosting da pagare tutti gli anni, eventuale personale da assumere per gestire il sito, è necessario fare web marketing per avere traffico, c’è il costo del packaging e dei corrieri, bisogna eseguire periodici restyling per aggiungere funzionalità e stare al passo con i tempi.

Non basta un sito e-commerce per vendere e, se si vuole lavorare bene, nemmeno questo è gratis. Certo, molte piattaforme per il commercio elettronico sono open source, ma scaricarle e installare un template gratuito non corrisponde esattamente a mettere su un’attività di vendita online efficace. Ogni azienda ha esigenze specifiche, così come il suo pubblico; per questo la personalizzazione del sito – a livello di design e funzionalità – e il marketing sono aspetti basilari.

La conclusione è che il sito e-commerce, senza che dietro ci sia una struttura ben organizzata, una robusta strategia e il supporto di validi professionisti del settore, da solo non può fare granché. Quindi, prima di iniziare, è bene pianificare con cura tutti gli investimenti che da lì in avanti si renderanno necessari.

Meno preventivi, più consulenza

Per partire con il piede giusto bisogna avere le idee ben chiare e sapere esattamente cosa si vuole ottenere e cosa occorre per riuscirci. L’e-commerce è una materia complessa e non sempre chi vi si accosta per la prima volta ne conosce a fondo tutti i risvolti.

In simili circostanze richiedere un preventivo non serve a molto, perché non si possiedono sufficienti elementi per avanzare una richiesta adeguata e per valutare se la risposta fornita è valida dal punto di vista tecnico ed economico. Prima di procedere in questa direzione è bene ottenere tutte le informazioni utili a fugare ogni possibile dubbio.

Ecco che l’aspetto consulenziale del rapporto tra fornitore e cliente assume un ruolo di grande importanza. I professionisti che operano nel commercio elettronico dovrebbero sempre dedicare al cliente tutto il tempo necessario per metterlo in condizioni di capire come funziona davvero, invece di pensare solo a fornire un preventivo il prima possibile. Soprattutto, non dovrebbero puntare a prendere il lavoro a tutti i costi nei casi in cui non si ravvisi la fattibilità e la sostenibilità del business, dimostrando serietà, onestà e rispetto per il cliente.

Ci sarebbero in giro molti meno siti e-commerce destinati alla chiusura e più clienti soddisfatti per aver centrato l’obiettivo o, almeno, per non aver buttato via il loro tempo e i loro soldi.

Punti di vista

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