Il colore delle parole
Comunicazione \

Il colore delle parole

È l’energia che dà forma all’immaginazione di chi le pronuncia; e se la posizione lo permette, genera una grande eco. In ogni caso, non si può trascurare l’effettiva risonanza che le parole hanno sulla realtà: vanno scelte con cura.

Quant’è bello ‘o culore d’e pparole
e che festa addiventa nu foglietto,
nu piezzo ‘e carta –
nu’ importa si è stracciato
e po’ azzeccato –
e si è tutto ngialluto
p’ ‘a vecchiaia,
che fa?
che te ne mporta?
Addeventa na festa
si ‘e pparole
ca porta scritte
so’ state scigliute
a ssicond’ ‘o culore d’ ‘e pparole.
Tu liegge
e vide ‘o blù
vide ‘o cceleste
vide ‘o russagno
‘o vverde
‘o ppavunazzo,
te vene sotto all’uocchie ll’amaranto
si chillo c’ha scigliuto
canusceva
‘a faccia
‘a voce
e ll’uocchie ‘e nu tramonto.
Chillo ca sceglie,
si nun sceglie buono,
se mmescano ‘e culore d’ ‘e pparole.
E che succede?
Na mmescanfresca
‘e migliar’ ‘e parole,
tutte eguale
e d’ ‘o stesso culore:
grigio scuro.
Nun siente ‘o mare,
e ‘o mare parla,
dice.
Nun parla ‘o cielo,
e ‘o cielo è pparlatore.
‘A funtana nun mena.
‘O viento more.
Si sbatte nu balcone,
nun ‘o siente.
‘O friddo se cunfonne c’ ‘o calore
e ‘a gente parla cumme fosse muta.

E chisto è ‘o punto:
manco nu pittore
po’ scegliere ‘o culore d’ ‘e pparole.

– Eduardo De Filippo, Il colore delle parole

 

Ogni parola che pronunciamo, scriviamo, ascoltiamo, leggiamo, ha un colore, è il colore della sua energia. Vibra, con effetti su di noi, che la originiamo, e sugli altri, che la percepiscono filtrandola attraverso la loro membrana di credenze e convinzioni.

Le parole non si limitano a raccontare la realtà, danno forma e sostanza alla nostra immaginazione: è il potere creativo delle parole, un potere che tutti abbiamo e che possiamo usare al meglio.

Con le parole possiamo trasformare il caos delle percezioni in un’elaborazione ricca di senso; possiamo, per esempio, esprimere ciò che il nostro intuito ci suggerisce e fare tesoro di questa consapevolezza; oppure, possiamo organizzare ciò che sappiamo e che abbiamo imparato per offrire agli altri qualcosa di valore.

Attraverso ciò che diciamo, e il modo in cui lo facciamo, trasmettiamo le nostre competenze e alimentiamo la nostra reputazione; se lo facciamo male, nessuno ci darà credito, neanche noi stessi. John Searle diceva che “non è possibile pensare con chiarezza se non si è in grado di parlare e scrivere con chiarezza”.

A dare credibilità alle parole è chi le pronuncia; e chi le pronuncia ha più credibilità se usa bene le parole.

Le parole che usiamo, dunque, parlano di noi, a prescindere dalle nostre intenzioni. Quando parliamo, comunichiamo ben più di quello che stiamo dicendo: riveliamo aspetti della nostra identità.

In italiano esistono circa centosessantamila vocaboli e ognuno ha una propria sfumatura di colore, neanche i  sinonimi ne hanno una identica. Noi abbiamo il potere di scegliere i colori più belli e abbiamo anche la responsabilità, soprattutto se la nostra è una posizione di rilievo a livello sociale, di diffondere parole che emanino vibrazioni positive e contaminino la società con la giusta energia.

Come recita la poesia di Eduardo De Filippo, quando si scelgono parole a seconda del loro colore l’atmosfera diventa festosa. Se si sceglie male, invece, viene fuori un’accozzaglia di colori che diventa di un grigio scuro, un colore che manca di quella bellezza che emanano le parole scelte con cura.

L’eco delle parole

Chi si occupa di comunicazione sa che ogni parola è diversa dall’altra e, se accostate bene tra loro, possono generare un significato di senso tale da impattare sull’immaginario collettivo e risuonare con la vita delle persone. I messaggi veicolati da grandi brand, per esempio, sono l’esito di attente riflessioni: in fase di progettazione di una campagna pubblicitaria, i copywriter ragionano a fondo sull’effetto che quel messaggio avrà sulle persone e, di conseguenza, sull’immagine e sulla reputazione del brand. Si chiedono cosa vogliono che le persone ‘sentano’ nel recepirlo, perciò utilizzano parole che evocano sensazioni e che, di riflesso, saranno associate al brand stesso.

Tutti dovrebbero imparare a gestire bene il potere delle parole, non solo chi le usa come strumenti del mestiere; soprattutto oggi che ognuno può dire la sua in contesti super affollati come i social network, dove la voce è amplificata dalle logiche mediali e dove sembra avere la meglio chi urla più forte con parole cariche di aggressività e risentimento.

Le parole hanno il potere di contaminare la realtà circostante, nel bene e nel male, per questo vanno scelte con cura, soprattutto in quei contesti in cui possono avere una grande eco mediatica: chiunque le pronunci ha una forte responsabilità.

Il colore delle parole scelte per dare voce ai propri pensieri influenza le emozioni di chi le ascolta, motivo per cui è sinonimo di buonsenso evitare di fare spam emozionale. È il caso di riflettere prima di esprimersi, di meditare sull’effetto che le proprie parole hanno sugli altri; e, se non hanno motivo di esistere, si può scegliere di stare zitti.

Come conclude De Filippo la sua poesia, neanche un pittore può scegliere il colore delle parole. Però,  può scegliere le parole in base al loro colore.

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