Guerrilla SEO per e-commerce
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Guerrilla SEO per e-commerce

Differenziare la strategia di posizionamento è la chiave per avere successo, ma richiede un approccio meno convenzionale allo svolgimento del lavoro. Ecco cosa si può fare.

Le buone pratiche della SEO sono di pubblico dominio. Gli esperti in posizionamento nei motori di ricerca agiscono più o meno tutti nello stesso modo, applicando i criteri di ottimizzazione on page e di SEO off page che si dimostrano più efficaci per migliorare il ranking dei siti web. Le diverse fasi del lavoro (analisi, verifica tecnica, ricerca delle keyword, ottimizzazione, link building ecc.) vengono svolte in maniera simile e con il supporto di software e tool molto conosciuti e utilizzati nella comunità SEO.

Questa convergenza nell’adottare il medesimo approccio è comprensibile, ma induce a riflettere sul fatto che praticare gli stessi metodi porta a un livellamento dei risultati che si possono ottenere. Certo, c’è chi lavora meglio o più duramente di altri, ma, in ambienti molto competitivi come l’e-commerce, è sempre più difficile emergere in SERP che diventano ogni giorno più affollate.

È importante, quindi, sfruttare sistemi meno convenzionali che permettano di rafforzare e differenziare la strategia da quella dei concorrenti. Quando si è molto concentrati sulle comuni attività, infatti, può capitare di perdere di vista o non considerare alcuni aspetti che possono influire non solo sul posizionamento, ma anche sulla percezione che gli utenti hanno del sito, dell’azienda e del brand. Si tratta di azioni poste spesso ai margini del piano SEO, ma che sono in grado di produrre effetti considerevoli se integrate con coerenza nel progetto.

Vediamo in questo articolo come agire su alcuni fattori di ranking in maniera indiretta, attraverso attività che puntano a migliorare il sito e-commerce agli occhi degli utenti e dei motori di ricerca.

Curare la brand awareness

Lavorare sul brand è un ottimo modo per ottenere vantaggi lato SEO. Quando il brand è forte, le persone lo cercano usando il nome come query di ricerca o si collegano direttamente al sito. In apparenza, questo sembrerebbe non avere molto senso come logica di posizionamento perché, per un e-commerce, di solito si insiste sulle ricerche transazionali relative ai prodotti. Invece può essere molto utile.

Far crescere il nome e la reputazione del sito e-commerce, infatti, fa aumentare il numero di query navigazionali (che hanno un elevato CTR) e il traffico diretto, cose tenute in gran conto da Google per stabilire il livello di trust del sito. Questi aspetti costruiscono un solido legame tra il brand e la categoria merceologica di appartenenza, impattando positivamente sull’importanza che il motore dà al sito: più è rilevante (e quindi cercato) all’interno del proprio settore, più avrà senso mostrarlo in cima nei risultati, anche quando gli utenti cercano informazioni o prodotti da acquistare.

La crescita della notorietà del brand (brand awareness) si ottiene soprattutto compiendo azioni al di fuori del sito e-commerce, come la promozione sui social network e le pubbliche relazioni online; lo scopo è entrare nella mente del pubblico come una risorsa interessante e rilevante, creando una forte associazione tra il nome del brand, dell’azienda o del sito e il mercato di riferimento.

Sfruttare le recensioni

L’obiettivo di Google è fornire alle persone i migliori risultati possibili e, quando si parla di e-commerce, questo significa mostrare nelle SERP i prodotti che meglio rispondono alle esigenze degli utenti e che più li soddisfano. La qualità è importante e il motore la prende in considerazione come fattore di ranking, premiando le pagine dei siti che dimostrano di possedere questa caratteristica.

In un sito e-commerce la presenza di recensioni positive nelle schede prodotto è un’indicazione di qualità. Questo suggerisce di includerle nella strategia SEO perché aumentano le possibilità delle singole pagine di salire in classifica e di mostrare rich snippet (maggiore CTR) nei motori di ricerca.

Acquisire recensioni positive è una forma di ottimizzazione on site sottile, meno evidente di quella che viene fatta sul codice HTML, ma comunque apprezzabile dal punto di vista del posizionamento. Per attuarla con successo bisogna innanzitutto offrire prodotti di qualità e un’esperienza d’acquisto di livello; poi, coinvolgere il pubblico perché sia disposto a lasciare la propria opinione sul sito; infine, strutturare in modo opportuno le recensioni mediante i micro dati per consentire a Google di interpretarle e gestirle correttamente.

Usare podcast e video

Un altro fattore SEO considerevole è il tempo di permanenza sul sito perché rappresenta un segnalatore di interesse da parte delle persone: maggiore è il tempo che trascorrono sulle pagine, più queste sono ritenute interessanti e quindi degne di nota dal motore di ricerca.

Il tempo di permanenza è direttamente proporzionale al livello di engagement offerto agli utenti. Nell’e-commerce questo compete principalmente alle schede prodotto, che devono soddisfare le esigenze di acquisto, ma anche incuriosire e coinvolgere il pubblico. Per ottenere questo effetto può essere utile arricchire le pagine con podcast e video informativi, da usare come un’occasione per raccontare l’azienda o il prodotto, per favorire la conversione, per intrattenere il visitatore e lasciare un ricordo positivo. Possono essere interviste, recensioni, guide all’uso o qualunque altra cosa possa fornire un valore aggiunto.

L’ausilio di audio e video, in combinazione con la consueta coppia testo-immagine, stimola maggiormente i sensi e cattura l’attenzione, trattenendola più a lungo. Inoltre, fornisce a Google ulteriori risorse per rispondere ancora meglio e in maniera più completa alle intenzioni di ricerca del pubblico.

Fornire assistenza via chat

Come per il punto precedente, anche questo aspetto incide sulla durata media delle sessioni. Tramite la chat, infatti, l’interazione con il servizio clienti avviene direttamente all’interno della pagina in cui ci si trova, allungando di conseguenza la permanenza sul sito.

Ancora una volta, una funzione utile all’utente e vantaggiosa, di riflesso, per la SEO.

Sfoltire il catalogo

Avere un sito e-commerce con un elevato numero di categorie e prodotti, specie se appartenenti a uno specifico settore merceologico, di norma è una situazione desiderabile perché offre molte più possibilità di trovare quello che si sta cercando e fa salire il livello di pertinenza. Ma questa, da sola, non basta; per scalare la classifica nel motore di ricerca il sito deve essere anche rilevante.

Ciò vuol dire che se le persone dimostrano interesse soltanto verso un numero ristretto di prodotti, la maggior parte del sito risulterà inutile, sia per chi lo visita sia per Google. E quest’ultimo non ha alcuna intenzione di mostrare in alto nelle SERP un sito e-commerce che quasi certamente non soddisferà i bisogni degli utenti.

È necessario quindi individuare le pagine meno popolari del sito, esaminando tutte le informazioni a disposizione, dai dati sulle visite ricevute alle statistiche sugli articoli acquistati. Se ci sono prodotti che non vengono visitati perché poco visibili o difficilmente raggiungibili, è bene cercare di metterli in evidenza o di sfruttare la popolarità di articoli correlati per spingere le persone a vederli e acquistarli. Se invece ci sono prodotti che, sebbene visitati, non vengono mai comprati, bisogna riflettere su come renderli più appetibili e, se non si riesce a venderli comunque, valutare l’ipotesi di rimuoverli dal catalogo. In sintesi: meglio avere pochi prodotti interessanti che tanti inutili.

Aggiornare le schede prodotto

È risaputo che la freshness (freschezza del contenuto) è uno dei parametri che Google usa per attribuire il ranking a una pagina, ma quanti e-commerce aggiornano costantemente le schede prodotto? Questo fattore, a volte poco considerato, può fare la differenza soprattutto nei siti che hanno un catalogo che rimane pressoché immutato nel tempo.

Tenere aggiornato il contenuto delle schede prodotto fa in modo che lo spider del motore di ricerca le visiti più spesso e mantiene viva l’attenzione e il coinvolgimento dei visitatori. Quando non si può agire direttamente sulle informazioni presenti nelle pagine (perché il catalogo è troppo ampio o perché ha poco senso modificarle), si può ricorrere al contributo di contenuti accessori. Per esempio, si può dare agli utenti la possibilità di lasciare un commento nella pagina o includere le recensioni presenti su piattaforme esterne (social network, siti di rating ecc.); oppure si può istruire il sito perché visualizzi random dei prodotti correlati, cosa utile anche per favorire il cross selling e l’up selling.

Per i prodotti più importanti la cosa migliore è stabilire un vero e proprio piano editoriale che permetta di gestire in modo incrementale il contenuto nell’arco del tempo, aumentando la pertinenza e la rilevanza della pagina; questo si ottiene pianificando l’inserimento costante di contenuti utili, come video, foto, informazioni aggiuntive, spiegazioni e così via.

Pure in questo caso, parliamo di un tipo di lavoro che piacerà a Google, ma soprattutto alle persone.

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