Controlla il tuo ego, impara dagli errori
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Controlla il tuo ego, impara dagli errori

Quando si tratta di prendere le giuste decisioni, l’egocentrismo e la paura di sbagliare possono essere di grande impedimento. Come superare questi ostacoli con profitto?

“Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecentonovantanove modi su come non va fatta una lampadina.” – Thomas Alva Edison

Il fallimento di per sé non è un problema, lo diventa solo se non insegna nulla. Chi definisce l’esperienza come la somma di tutti gli errori commessi non ha tutti i torti, perché fare esperienza vuol dire provare, e provare, spesso, significa fallire. Solo chi non tenta e chi non sperimenta nulla di nuovo non sbaglia; lo stesso vale per chi non si spinge al limite delle proprie possibilità e rimane all’interno della comfort zone, della routine, dell’abitudine, senza assumersi alcun rischio.

Nel marketing gli errori sono all’ordine del giorno. È un lavoro mutevole nel quale ripetere le stesse cose non funziona a lungo. Questo per vari motivi: l’affollamento di proposte commerciali implica la costante riduzione degli spazi di mercato; il crescente numero di messaggi pubblicitari fa diventare il pubblico via via più impermeabile alla comunicazione delle aziende; il cambiamento delle abitudini sociali e di acquisto dei consumatori comporta il doverli inseguire (o farsi trovare), attrarre e coinvolgere in modi sempre diversi; la nascita di nuovi media rende necessario apprendere l’uso di strumenti, tecniche e strategie di vendita non convenzionali.

Lavorare nel marketing richiede la capacità di cambiare, la volontà di sperimentare e il coraggio di sbagliare.

Non esiste un investimento sicuro e il più delle volte parte del budget va sprecato nel tentativo di ottenere un risultato positivo. Per questo è un continuo provare, cercare di capire cosa ha funzionato e cosa invece no, imparando dai propri errori per non commetterli in futuro. Ogni fallimento ha un costo, ma, se la lezione che ne deriva è positiva, può far crescere l’attività in maniera sostenibile e vantaggiosa.

Un paio di decenni fa, prima dell’avvento di Internet e della rivoluzione digitale, era molto più difficile capire dove stava l’errore in una campagna di marketing. A riguardo, è celebre la frase di John Wanamaker, proprietario dei primi grandi magazzini americani: “La metà dei soldi che spendo in pubblicità va sprecato; il problema è che non so quale metà.” Oggi, grazie agli strumenti di analisi e monitoraggio tipici del web marketing, è più semplice sapere cosa succede, prima, durante e dopo una campagna.

Abbiamo a disposizione un numero incredibile di dati, dalle intenzioni di acquisto degli utenti ai modelli di comportamento online e offline, che permettono di creare i contenuti più efficaci, vedere quali ottengono i migliori risultati, cambiarli in corsa per correggere il tiro e aumentare il rendimento del lavoro. Tutto ciò consente di ottimizzare i costi del marketing e ridurre le possibilità di mancare l’obiettivo.

Ma queste informazioni, che rispecchiano l’evidenza oggettiva dei fatti, sono utili anche per contrastare l’ego di chi deve prendere le decisioni, che si tratti del responsabile vendite o del social media manager dell’azienda. Questo aspetto non va sottovalutato perché spesso impedisce di vedere con chiarezza i punti deboli di una strategia.

Essere troppo legati al proprio ego rappresenta un limite quando la componente soggettiva delle scelte di marketing diventa prominente e fa perdere di obiettività. In questo caso la visione personale prevale sul giudizio degli altri – collaboratori e, peggio ancora, potenziali clienti – e rischia di mettere in discussione l’imparzialità delle metriche usate per misurare la performance. Una situazione tipica è quella in cui presumiamo che una certa cosa non funzioni soltanto perché su di noi non avrebbe effetto, oppure perché semplicemente non ci piace. Per esempio, capita spesso di sentire qualcuno che dice di non sopportare le pop up nei siti, oppure di non aprire le newsletter o di non cliccare mai sugli annunci sponsorizzati. Poi magari, analizzando i dati, si scopre che queste sono tra le strategie che funzionano di più sul pubblico e che portano maggior ritorno.

Dunque, non sempre i risultati corrispondono alle aspettative dettate dall’ego. Bisogna mantenere la mente sgombra dai preconcetti e dalla convinzione di essere per forza nel giusto, aprirsi al confronto con gli altri, dare peso ai dati oggettivi che possono mostrare in che direzione andare e sostenere le decisioni di marketing.

Un altro problema legato all’ego è la paura di fallire. Questa ci rende meno propensi a provare cose nuove poiché presentano un alto rischio di sbagliare. Meglio andare sul sicuro. Tuttavia il fallimento fa parte del processo di apprendimento e imparare dagli errori è fondamentale per raggiungere il successo.

Ogni errore che facciamo è un’occasione per migliorare, per trovare un modo più intelligente di fare le cose, trasformando il fallimento in un’esperienza dal risvolto positivo.

Quando capita di sbagliare può essere d’aiuto ristrutturare il contenuto, vale a dire interpretare l’evento sotto un altro punto di vista e ricontestualizzarlo, trovare un nuovo significato che permetta di cambiarne in meglio l’impatto emotivo. Un modo è quello di vedere i fallimenti come esperimenti, ciascuno dei quali aumenta le possibilità di riuscire al prossimo tentativo.

Gli anglosassoni dicono fail fast, fail often, cioè fallisci in fretta, fallisci spesso; è un invito a sperimentare di continuo, a provare subito se un’idea funziona, a riconoscere e imparare dagli errori, a perfezionarsi di volta in volta. Concedersi la possibilità di sbagliare, tenendo a bada il proprio ego, è importante perché dietro ogni errore c’è sempre un potenziale di crescita.

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