Chi ha paura del cigno nero?

Chi ha paura del cigno nero?

Tendiamo a rifiutare ciò che non conosciamo perché rompe le logiche empiriche con cui siamo abituati a ragionare. Ma, tanto nel lavoro quanto nella vita privata, l'imprevedibile può rivelarsi determinante.

“Prima della scoperta dell’Australia gli abitanti del Vecchio Mondo erano convinti che tutti i cigni fossero bianchi.” – Nassim Nicholas Taleb, Il cigno nero

Hai mai incontrato un cigno nero? Se un evento improvviso e non prevedibile ha modificato il tuo stile di vita e le tue convinzioni, probabilmente sì, quello era un cigno nero!

Una grande scoperta tecnologica, un incontro casuale rivelatosi importante, la perdita di un lavoro o un nuovo impiego, ma anche un fenomeno inaspettato che fa dubitare di una strategia di business efficace: quasi mai avvenimenti del genere seguono logiche pianificate. E, che ci piacciano o no, quando accadono creano forte incertezza.

L’imprevedibile genera un cambiamento e ci è richiesta molta flessibilità per comprenderne le cause e per affrontarne le conseguenze in modo propositivo.

A volte i nostri piani falliscono perché l’obiettivo a monte era sbagliato; le nostre azioni convertono gradualmente verso risultati sempre meno gratificanti. Ma un cigno nero è qualcosa di diverso; un cigno nero può mettere in discussione anche un piano vincente perché il suo impatto scuote non soltanto il nostro stile di vita ma, soprattutto, le nostre credenze: ciò che non è mai stato osservato non è immaginabile, rompe le mappe mentali, basate sull’esperienza, che guidano i nostri ragionamenti.

Il cervello umano è meraviglioso e, per alcuni versi, ancora misterioso. Anche se non ne comprendiamo del tutto il funzionamento, sappiamo che tende a darci delle risposte, sia di tipo razionale che emozionale, sulla base di ciò che già sa. Quando riscontra qualcosa di totalmente diverso, gli schemi della conoscenza saltano: per la persona diventa essenziale un approccio al fenomeno del tutto differente rispetto a quello abitudinario.

Accadeva anche agli abitanti dell’Antico Continente recatisi in Australia per la prima volta perché la loro convinzione che tutti i cigni fossero bianchi trovava conferma nell’evidenza empirica, in tutto ciò che fino ad allora conoscevano e avevano già visto.

Questo esempio dà l’incipit a Il Cigno nero di Nassim Nicholas Taleb, saggista esperto in matematica finanziaria: è lui a coniare l’analogia tra il cigno nero e l’imprevedibile. Nel suo libro, Taleb affronta l’importanza dei fenomeni di questo tipo in termini di effetti sull’esistenza umana.

Riconoscere un cigno nero

Taleb scrive che un cigno nero ha tre caratteristiche: è raro se non addirittura unico; ha un impatto enorme che spezza gli schemi della conoscenza e modifica la realtà; pur essendo isolato, le persone tendono a spiegarlo a posteriori, a motivarne la comparsa.

Nella misurazione dei fenomeni, il cigno nero è l’errore di previsione, quello di cui nessuno parlerà mai perché difficilmente si verificherà; nella storia, è l’evento che ne devia il corso e che non era assolutamente prevedibile; nel lavoro, il cigno nero è qualcosa che improvvisamente mette in discussione la bontà del risultato e porta a rivalutare le credenze valide fino a un attimo prima.

Ma un cigno nero è anche un’idea, quella che difficilmente nasce dalla progettazione e dalla programmazione, ma piuttosto dalla dote di saper immaginare qualcosa che ancora non esiste ma che è valida e realizzabile.

Lo sono le teorie di Einsten. I suoi esperimenti mentali, del tutto contrari alle logiche empiriche dell’“osservo e deduco”, hanno portato a soluzioni più inventate che costruite: Einstein immaginava ciò che per gli altri era l’imprevedibile.

Dal nero al bianco

Nella relazione con un cigno nero, il nostro ruolo può essere duplice: creatori o destinatari. In entrambi i casi, il primo impatto con esso dà vita a uno stato d’animo ostile.

Se siamo artefici di un cigno nero, quindi di una nuova idea, queste sensazioni possono nascere dal timore che essa non abbia successo. Ma, pensiamo bene a cosa vogliamo: se lavoriamo come azienda in un mercato fortemente concorrenziale, ad esempio, il cigno nero è il diverso, l’anomalo che mette in discussione quanto le persone sono abituate a vedere, qualcosa che genera forte meraviglia e nuove esigenze nel pubblico, alle quali poi sarà difficile rinunciare: chi dopo aver provato un’automobile avrebbe mai preferito tornare all’asino? È quanto ci aspettiamo da un’idea innovativa (in Dove nasce l’innovazione puoi approfondire quali prerogative deve avere un’azienda intenzionata a investire su idee di questo tipo).

Quando, invece, non siamo responsabili di un cigno nero, esso genera una crisi delle nostre certezze che porta con sé incredulità da un lato e bisogno di approfondire dall’altro. Accade con una nuova scoperta tecnologica quanto con un evento che ci coinvolge in prima persona. La reazione immediata è quella di rifiuto sia perché il cervello, abituato ad elaborare ciò che conosce, tende a rinnegare l’evento misterioso, sia perché siamo condizionati in vari ambiti della nostra vita da congetture esterne. Ad esempio, Taleb cita ciò che accade in finanza ed economia, così come nel mondo dell’informazione: il gestore del portafoglio riporta al suo cliente una misura del rischio che esclude la possibilità del cigno nero, mentre quotidiani e tg ci danno sempre più notizie che rafforzano le nostre convinzioni invece di metterle in discussione. La cecità nei confronti del cigno nero riguarda tutti; i contesti che viviamo, da quello sociale a economico, tendono a seguire logiche che escludono i dettagli non prevedibili.

Ma benché non ci curiamo dei cigni neri fino a quando non ne riscontriamo la reale necessità, essi possono diventare determinanti in un preciso percorso di vita o lavorativo.

È logico che, dopo aver accettato la presenza dell’imprevedibile e aver compreso i motivi della sua comparsa, il suo impatto, positivo o meno, dipenderà inesorabilmente dalla nostra reazione al fenomeno e dall’approccio al cambiamento che ne consegue. Essere propositivi è più facile a dirsi che a farsi; il più delle volte è l’incipit per un percorso di crescita nuovo e molto impegnativo, per il quale sarà necessario stabilire un obiettivo chiaro, del tutto diverso e al quale prima non avremmo mai pensato.

Perciò, concludo con un suggerimento a riguardo tratto dalla PNL: impariamo a costruire un ponte sul futuro.

 

Punti di vista

E tu cosa ne pensi?