Siamo tutti diversi e tutti uguali
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Siamo tutti diversi e tutti uguali

In un gruppo di lavoro la diversità è un valore, opportunità di crescita per i singoli e per la collettività verso il raggiungimento di un obiettivo comune.

Siamo tutti diversi, abbiamo tratti somatici, caratteri, provenienze, religioni, orientamenti sessuali differenti. Eppure siamo tutti uguali, dotati di un codice genetico, di un luogo di nascita, di capacità e di gusti.

Tutti abbiamo un’identità, ma ognuno si distingue per la propria.

La diversità ci rende uguali, speciali come individui e come parti che collaborano all’interno di un gruppo. La centralità della persona, alla base di una visione pluralista della collettività, vede nella diversità un valore, un’opportunità di crescita per il singolo e per la comunità.

Questo aspetto, se riconosciuto e apprezzato, genera tra persone che collaborano uno scambio di risorse proficuo per il miglioramento individuale e, parallelamente, fa convergere la collettività verso l’unità, con obiettivi comuni più semplici da raggiungere se c’è un bilanciamento armonico tra i diversi potenziali.

Accade con Nomi, Will, Wolfgang, Sun e gli altri protagonisti di Sense8. Nonostante la serie tv delle sorelle Wachowski imputi all’amore universale il potere della vittoria, si evince anche, nei vari episodi, quanto il forte legame tra il valore della diversità e la crescita del gruppo sia risolutivo nel raggiungimento dell’obiettivo comune. I punti di forza di ognuno degli otto protagonisti compensano le debolezze degli altri fino a generare uno scambio reciproco dei singoli potenziali al servizio della cerchia.

La coesione tra i personaggi è strettamente legata alla loro consapevolezza: la presa di coscienza circa le specifiche potenzialità e il valore che esse assumono se congiunte alle altre protende all’unità, a una sola entità in cui non esistono più differenze.

Sense8 ha una trama surreale e fantascientifica, ma l’analogia tra le dinamiche della cerchia e quelle di un gruppo di lavoro è estremamente realistica.

Al servizio della collettività, potenzialità diverse, infatti, generano ricchezza e si fondono in un’unica forma.

Riconoscere e valorizzare la diversità: a chi spetta il compito?

La diversità è risorsa quando sussistono le condizioni per far sì che essa possa migliorare il contesto. A favorirle è tanto il singolo quanto chi coordina il gruppo di lavoro.

Il problema di ogni membro sta, spesso, nel non saper riconoscere le proprie capacità. In modo inconsapevole si svolgono mansioni che non consentono ad esse di esprimersi in maniera ottimale, con spreco di potenziale che, invece, potrebbe essere meglio investito in altro. Essere bravi e puntuali è importante, ma lo è ancora di più se c’è possibilità di crescita in un ruolo più adeguato. Alle singole persone sta il compito di scoprire i propri talenti e avvalersene al meglio.

La maggiore difficoltà per il leader invece è la diatriba tra tornaconto proprio e quello globale.

Negli anni ‘70 in America si parlava di servant leadership, una posizione secondo cui chi è alla guida di un gruppo di lavoro è al servizio delle relazioni tra i collaboratori, anteponendo gli interessi della collettività a quelli personali.

Una guida responsabile sa riconoscere le diverse risorse e indirizzarle verso ruoli adeguati incoraggiando lo scambio, la reciprocità, il sostegno e il miglioramento generale, conosce l’arte della motivazione e sa allineare le proiezioni dei singoli a un’unica visione.

Questo comporta una maggiore dedizione e responsabilità delle singole parti; infatti, quando ognuno può e riesce a esprimere liberamente il suo potenziale è maggiore anche il suo senso di partecipazione e di appartenenza al gruppo.

 

Diversi, ma allineati verso un obiettivo comune, siamo tutti uguali.

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