Sei esperto in qualcosa? Va bene, ma attento a come lo scrivi
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Sei esperto in qualcosa? Va bene, ma attento a come lo scrivi

Nei profili social e nelle presentazioni aziendali sul web si fa un uso eccessivo del termine “esperto”, come se fosse sinonimo di professionalità. Ma non sempre viene percepito così.

Raccontarsi è complicato. È antipatico e spesso imbarazzante parlare della propria persona, piuttosto impegnativo descriversi come professionisti. Siamo più rilassati però quando il canale comunicativo è la scrittura perché rispetto al parlato, in cui la presenza dell’interlocutore ci influenza nei toni e nell’esposizione, l’elaborazione di un testo scritto non richiede immediatezza, ci lascia il tempo di riflettere e modificare, soprattutto quando il nostro racconto riguarda la sfera professionale, ove è richiesta una presentazione efficace. Tuttavia, quando scriviamo di noi, commettiamo errori grossolani. Il più diffuso è quello di usare termini poco performanti perché tutti li adoperano o perché ci sembra che determinate parole ci facciano apparire competenti agli occhi di chi legge.

Così le descrizioni dei social, i curricula e le presentazioni aziendali pullulano di lemmi uguali: che tu sia un libero professionista, un neo-laureato in cerca di occupazione o il titolare di un’azienda, quando arriva il momento di scrivere di cosa ti occupi, la mente ha già pronti i soliti termini, gli imprescindibili, quelli di cui non si può fare a meno come se, senza di essi, la tua descrizione possa risultare meno professionale. E sai qual è la parola più abusata, il mantra delle presentazioni personali e aziendali? Esperto.

Il termine “esperto” risulta, anche nel 2016, il più usato dagli italiani su LinkedIn.

Ogni anno LinkedIn presenta la classifica delle buzzword, ossia le parole più diffuse nelle descrizioni dei profili. In Italia “esperto” aveva conquistato la pole position già nel 2014; nessun altro termine è riuscito a spodestarlo, finora. Il dato fornito da LinkedIn è lo specchio di quanto accade anche fuori dal social network. Quante volte hai letto la parola esperto nella descrizione di un’azienda, in un curriculum o l’hai addirittura usata tu? È normale, questo aggettivo sembra riassumere tutto: competenze, conoscenza, anni di gavetta. E invece…

Dovresti scriverlo diversamente

Che in italiano il termine sia corretto è ineccepibile.

Esperto: che ha esperienza, che conosce bene […] che ha lunga pratica e abilità nella propria arte. – Vocabolario Treccani

Il problema non è legato alla semantica della parola, ma a come viene percepita da parte di chi legge. Quando scriviamo diamo vita a qualcosa di nuovo, diverso probabilmente da quello che diremmo e, credendo che il nostro elaborato dovrà essere convincente, creiamo un messaggio più autoreferenziale rispetto a quello orale più spontaneo e diretto. Invece non dobbiamo convincere, ma coinvolgere. Mentre scriviamo abbiamo il tempo di pensare, di arricchire, di cambiare registro linguistico perché il testo è il mezzo per dimostrare la nostra professionalità e vogliamo curarlo bene. Spesso però commettiamo l’errore di usare termini poco adatti perché, seppur corretti, trasferiscono sensazioni non appropriate al lettore. Sensazioni, non informazioni.

Sei un esperto? Lo dici tu però, non le persone

Azienda, brand o libero professionista, una descrizione per funzionare bene deve essere chiara, sincera e di semplice comprensione ma, soprattutto, non parlare di noi come se fossimo i migliori nell’ambito di nostra competenza. È questo il deficit di parole come esperto: perché chi legge dovrebbe fidarsi, ancor più se non ci conosce? Siamo noi a definirci esperti mentre dovrebbero dirlo gli altri ma, trattandosi della nostra presentazione, non c’è spazio per la riprova sociale, è tutto affidato alla capacità di chi scrive di arrivare alle persone che leggono e trasferire loro le giuste idee.

Non sei l’unico esperto in qualcosa, leggi un po’ intorno e vedrai

La parola più usata dagli italiani non sarà di certo la più originale. Una parola non è efficace solo perché tutti la adoperano. La scrittura è un potentissimo mezzo per creare qualcosa di unico, per elaborare un testo diverso dagli altri, che sia davvero soltanto il nostro. In fondo, se pensiamo che secondo il linguista Tullio de Mauro la lingua italiana è composta da circa 260.000 parole (escluse le varie forme per ogni lessema), potremmo addirittura creare una presentazione e riscriverla tante volte in maniera diversa.

Quindi, come scriverlo?

Numeri, fatti, storie: riporta dati concreti, non opinabili, per far davvero capire alle persone che sai fare bene una cosa. A quel punto non sarà necessario usare la parola esperto, lo avrai già detto in maniera implicita e avrai trasferito ai lettori le sensazioni giuste perché legate a informazioni indiscutibili. E poi, lasciati un po’ andare se l’ambiente lo consente. Sul web per esempio puoi essere più confidenziale, anche in una presentazione aziendale; risulterai più vicino alle persone e meno “impacchettato”. Concentrati prima su cosa vuoi dire, libera la mente da “esperto” e da tutte le altre parole abusate e inizia: c’è sempre più di un modo per scrivere la stessa informazione.

Punti di vista

E tu cosa ne pensi?