La bellezza nella cultura d’impresa

La bellezza nella cultura d’impresa

Per l’imprenditore con una "visione eterna", preservare la bellezza fa parte della sua missione etica: donare valore alle persone dentro e fuori l’azienda. All’interno l’esempio Barilla e, infine, parte del discorso di Cucinelli al FED 2019.

Sull’idea di bellezza molti esponenti culturali hanno disquisito; filosofi, matematici, artisti, poeti hanno dato interpretazioni diverse circa ciò che si può definire bello.

In generale, il modello ellenico è quello che ha maggiormente influenzato la concezione occidentale di bellezza: per i greci bello è armonia, proporzione e ritmo, equilibrio e corrispondenza tra le parti di un insieme.

Probabilmente non avremo mai una definizione assoluta a riguardo; tuttavia sappiamo, e abbiamo anche dimostrato scientificamente, quanto circondarsi di cose belle faccia bene alla mente e al corpo. La bellezza migliora la qualità della vita, genera piacere ai sensi, tende a riportare l’uomo in equilibrio con la natura. Nella struttura degli elementi naturali, infatti, il genere umano riconosce spontaneamente il bello, da sempre.

L’agenzia Sagmeister & Walsh ha creato un video a riguardo, Why beautiful things make us happy, che mostra come l’uomo sia capace, da sempre, di riconoscere la bellezza in elementi che ricorrono in natura, come la sezione aurea o la simmetria ad esempio.  È questo che accomuna persone differenti anche in epoche distanti: il valore che deriva dalla fruizione della bellezza.

Un valore che oggi, invece, stiamo dimenticando; distratti dalla frenesia, dal caos, dall’incapacità di fermarci, dalla mancanza di tempo, ci riserviamo sempre meno attimi di contemplazione. Stiamo confinando questo ideale nel passato.

Nel libro Come fare i manager rimanendo brave persone, Giuseppe Morici spiega quanto sia stata importante la bellezza per i grandi imprenditori di un tempo, preziosa all’interno della vita in azienda.

Qual è il legame tra bellezza e impresa?

Qualità del prodotto, eccellenza, differenziazione a cui ambiscono le realtà aziendali, nascono dove esiste una base culturale profonda e una visione più che lungimirante, in quelle imprese che hanno come ideale quello di restituire valore per migliorare la qualità della vita delle persone. È una visione comune alle strategie del passato che, a differenze delle più attuali, non avevano per obiettivo principale il profitto: imprenditori coraggiosi e responsabili guardavano a un futuro non imminente né a lungo termine, ma eterno. Così divenivano custodi del mondo che vivevano alla ricerca dell’equilibrio.

“Se si parte dal concetto di equilibrio – scrive Morici – è sicuro che prima o poi si passerà dai luoghi della bellezza.”

Quando sentimenti e cura dell’anima sono una priorità rispetto al profitto, essi vivono negli spazi dell’azienda attraverso la bellezza. L’imprenditore è responsabile di questi luoghi, che diventano canali di diffusione del bello e insegnano quotidianamente a chi fa parte dell’azienda l’importanza di tutelarne il valore. Tutto questo fa parte di una missione etica.

“Se un’azienda cura il bello dentro di sé e attorno a sé, è molto probabile che sia un’azienda responsabile, un’azienda in equilibrio con il mondo e le comunità e non alla ricerca solamente del proprio vantaggio.” – Giuseppe Morici

Molti imprenditori della storia hanno inglobato nella loro attività d’impresa la contemplazione della bellezza attraverso l’arte, sostenendo ad esempio progetti di sviluppo fuori e dentro l’azienda, come atto di restituzione verso la comunità. Essi hanno saputo custodire il bello guardando all’eternità.

L’arte come occasione di crescita: esempi di imprenditori italiani

Tra i nomi più noti del passato vi è quello di Pietro Barilla, con grande sensibilità per l’arte. Il suo interesse reale per la cultura e la vicinanza di numerosi artisti fanno nascere nel patron della pasta italiana l’intuizione di portare il suo patrimonio artistico negli spazi di lavoro condivisi. L’arte è occasione di crescita, un elemento funzionale al suo ideale di impresa. Così Pietro Barilla abbellisce le pareti degli uffici, i muri delle fabbriche e tutti gli ambienti di lavoro con le opere della sua collezione d’arte. Parallelamente sostiene con grande interesse le attività culturali della città di Parma, finanzia interventi di ristrutturazione, regala opere. Uno dei migliori esempi di impresa che dona profitto.

Stessa visione per il pioniere del cachemire italiano, Brunello Cucinelli, da sempre impegnato in progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale. Della sua impresa umanistica abbiamo già parlato in Quando la responsabilità fa la differenza, azienda in cui qualità ed eccellenza si intrecciano con progetti di sviluppo per i lavoratori e per la comunità.

Alla quarta edizione del FED, Forum dell’Economia Digitale, Cucinelli ha ribadito l’importanza dei grandi ideali, della responsabilità e dell’educazione, con un invito a recuperare l’equilibrio con il Creato imparando a governare il rumore tecnologico.

Questo è il valore della bellezza nel suo intervento dell’11 luglio 2019:

“Abbiamo provato a governare l’umanità questo trentennio solo con la scienza. Non è possibile. Ci vuole la mente di Voltaire e l’anima di Rousseau, ci vuole la mente di Apollo e l’anima di Dioniso, altrimenti l’umanità non si governa. Ogni bella idea che parte dalla mente e passa per l’anima sarà una bella idea.

Adesso siamo troppo connessi. Siamo connessi il sabato, la domenica e questa meravigliosa tecnologia che il Creato ci ha dato ci sta rubando una parte dell’anima che il Creato ci ha donato.

L’essere umano nasce da sempre con quel male dell’anima, di più o meno intensità, ma questo rumore informatico ci ha appesantito. Siamo troppo connessi, ribilanciamo un po’. Il nostro animo è in difficoltà, abbiamo bisogno di governare questo.

È chiaro, in qualsiasi impresa dobbiamo avere il prodotto moderno, innovativo, geniale, comunicato in una certa maniera, ma abbiamo bisogno che i luoghi di lavoro siano luoghi speciali perché noi siamo in difficoltà con l’essere umano.

Dobbiamo tornare a credere nell’armonia e nel vivere in armonia col Creato. Dobbiamo far sì che le persone che lavorano con noi lo facciano in luoghi migliori perché ognuno di noi al mattino va a lavoro con quel male dell’anima che ci accompagna. 

Siamo stati educati a non alzare gli occhi al sole mentre lavoriamo per non essere distratti, ma Jean Jacque Rousseau dice che tu sei creativo quando tutto intorno a te è in pace con il Creato.

Ecco il grande valore della bellezza.

Voi siete responsabili del luogo dove vivete, dell’anima del luogo dove viviamo, siamo responsabili di ciò che edifichiamo. Gli egiziani hanno fatto le piramidi perché pensavano all’eternità. Noi siamo responsabili, custodi e guardiani di questo mondo.”

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