L’imperfezione cattura i cuori su Instagram
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L’imperfezione cattura i cuori su Instagram

Sul social network c'è una nuova tendenza tra i giovani influencer: postare foto non ritoccate, addirittura brutte, pur di risultare veri. Aderire alla realtà funziona anche per i brand, a patto però che non penalizzi la qualità dei contenuti.

“Siamo alle soglie di una nuova epoca storica in cui alla parola scritta succederà l’immagine.” – Ernst Gombrich

Ogni giorno tantissime immagini passano rapide davanti ai nostri occhi; talmente abituati al loro flusso continuo, rare volte ci soffermiamo ad apprezzarne l’estetica e il contenuto. Spesso si tratta di pubblicità di cui diventiamo fruitori distratti.

Poche foto sanno lasciare un segno, fermano il nostro sguardo e fanno nascere sensazioni che ci spingono addirittura a compiere un’azione: si tratta di quelle che scegliamo di vedere. I loro messaggi riescono a essere più incisivi di quelli affidati alle parole perché la comunicazione visiva è immediata, più veloce rispetto a quella testuale nel raggiungere l’obiettivo desiderato.

Su questo fenomeno ha fondato solide radici Instagram. Usato all’inizio soprattutto dagli amanti della fotografia, il social network si è espanso negli anni al punto da raggiungere un pubblico ben più ampio dei soli cultori del mondo fotografico. Questa varietà è diventata la sua forza: persone di tutte le età, diverse per provenienza, passioni e stili di vita prediligono Instagram come strumento di condivisione di uno stato d’animo, un pensiero o un evento. Di pari passo è cambiato il modo di comunicare di chi lo usa e il motivo che muove gli utenti a preferire una foto al posto di un’altra; oggi più che mai l’apprezzamento non deriva da valutazioni critiche da parte di chi osserva, ma dalla capacità dell’immagine di coinvolgere i destinatari creando in loro un forte senso di appartenenza e vicinanza nei confronti di chi l’ha condivisa.

Ad accumulare più cuoricini sono le foto vere, scattate dal proprio smartphone e postate direttamente, senza ritocchi.

Così, mentre i primi utenti del social network si destreggiavano con reflex e programmi per la post-produzione, i nuovi giocano una partita in apparenza più semplice: i più giovani, specie tra gli influencer, non hanno bisogno di maggiori strumenti oltre al proprio dispositivo mobile perché la verità è immediata, si condivide subito.

Di recente, anche la rivista The Atlantic ha trattato l’argomento. Qui, in un articolo di Taylor Lorenz, leggiamo che i nuovi influencer non hanno paura di mostrarsi come sono e pur di risultare sinceri sono disposti addirittura a peggiorare i propri scatti.

Reese Blutstein, ad esempio, è una ventiduenne che in poco più di un anno ha raggiunto oltre 200.000 follower pubblicando solo foto senza filtri e di bassa produzione; come lei Huji Cam posta immagini tutt’altro che perfette, come se fossero scattate da una vecchia macchinetta usa e getta. E così tantissimi altri condividono foto sfocate, selfie speculari di seguito, immagini con effetto grana eccessivo.

L’imperfezione conquista gli utenti perché la bassa qualità risulta più vera, vicina e comune ai follower, a differenza di una composizione perfetta confezionata per raggiungere obiettivi precisi, che siano di conversione o semplicemente di interazione.

“La cultura è un pendolo e il pendolo oscilla. Questo non vuol dire che tutti smetteranno di pubblicare foto perfette. Ma l’energia sta cambiando.” – Matt Klein

E per le immagini dei brand?

Anche per i brand aderire all’imperfezione può risultare premiante, purché non sia a discapito della qualità.

Le marche, infatti, sono ancor più interessate dal nuovo fenomeno perché le immagini che producono sono il risultato di un lavoro complesso che, di solito, prevede elaborazione grafica dopo lo scatto. Spesso molte di queste sono fuori luogo su Instagram perché lontane dalla realtà e dalla quotidianità di chi le vede.

Già da tempo alcuni brand famosi hanno incentrato intere campagne sulla strategia dell’imperfezione, usata non solo per Instagram. Ne sono un esempio le recenti immagini realizzate da H&M per il lancio dei nuovi costumi da bagno, in cui le modelle scelte rispecchiano la normalità, ovvero ragazze comuni, belle con le loro smagliature e un filo di pancetta.

H&M sceglie di parlare alle persone attraverso scatti dal contenuto reale, molto più vicini e condivisibili rispetto agli stereotipi a cui il fotoritocco ci aveva abituati. Nel farlo resta la cura dell’immagine e l’attenzione ai dettagli; la qualità di un contenuto, infatti, è sempre preziosa per il brand che non dovrebbe rinunciarvi con la stessa facilità di un utente privato.

La marca, infatti, ha un insieme di valori da difendere che vanno trasferiti alle persone attraverso la visual identity, ovvero il modo in cui l’identità è comunicata all’esterno; questo percorso è continuo e unisce tutti gli elementi che il brand usa per la sua narrazione, anche ciò che condivide su Instagram.

Ecco perché per un profilo business l’asticella delle imperfezioni risulta più bassa: contenuti veri sì, ma meglio se di buona qualità.

Inoltre, sebbene non ci sia un’educazione all’immagine diffusa che consenta alle persone di distinguere ciò che è giusto oltre che soddisfacente per il proprio gusto estetico, il brand ha la responsabilità di comunicare in modo esatto anche attraverso le immagini.

Come per un copy la correttezza grammaticale è alla base di un elaborato che funziona, così la qualità di un’immagine è un presupposto per una composizione efficace non solo nel raggiungere il micro-obiettivo che le è stato assegnato, ma anche nel contribuire a comunicare l’identità del brand.

I difetti colpiscono dritti al cuore

L’imperfezione di qualità conquista prima e in maniera più intensa il cuore delle persone, non solo in senso fisico. Perdono forza, infatti, la vanità e la ricerca della perfezione a tutti i costi, ma resta l’ambizione di accumulare like. Spesso poco rilevante come metrica, il numero di like è il primo dato a catturare lo sguardo dei follower.

Nato su Facebook e poi acquisito anche da altri social network, il tasto like ha forte potere persuasivo nei confronti degli utenti: più il post piace, più siamo stimolati a condividere quella preferenza. Quell’indice sotto ogni immagine influenza il nostro potere decisionale attraverso il fenomeno della riprova sociale, per il quale siamo portati a considerare tanto più giusta un’idea quante più persone la reputano tale.

Da qui nasce l’ultimo test di Instagram che valuta la possibilità di eliminare i like. Sembra, infatti, che sia stata creata una versione beta del social network che mostra i nuovi post, senza numero di like che, invece, rimarrebbe visibile solo a chi ha condiviso la foto. Lo scopo sarebbe proprio quello di far concentrare i follower solo sul contenuto dell’immagine in modo che, non condizionati da elementi persuasivi, possano valutare in modo critico e più consapevole ciò che osservano.

Per ora è un test; di certo, sarebbe una bella rivoluzione per gli utenti, ma soprattutto per i brand. Probabilmente una strada tortuosa per molti e un rischio per lo stesso Instagram, ma non così dura per chi ha già chiaro che la qualità non necessariamente è perfezione.

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