Il valore della sensibilità negli ambienti di lavoro più dinamici

Il valore della sensibilità negli ambienti di lavoro più dinamici

Le persone sensibili sono risorse preziose per le aziende che operano in settori in continua evoluzione. Queste figure, infatti, hanno attitudini che favoriscono maggiore qualità del lavoro e opportunità di crescita per il gruppo di cui sono parte.

La sensibilità è una virtù in parte innata e in parte risultato dell’educazione e della formazione ricevute. Nel mondo del lavoro attuale, in cui si richiedono alle persone qualità sempre più pratiche, come determinazione, sicurezza, flessibilità, la sensibilità è un’entità di indubbio valore per il capitale umano di un’azienda.

L’evoluzione repentina dei mercati legata all’avvento di Internet, infatti, ha costretto le imprese ad applicare modelli di comunicazione e di marketing del tutto diversi da quelli broadcasting. In passato erano soltanto i mass-media a diffondere contenuti: un unico messaggio uguale per tutti. Il mondo digitale ha dato una scossa enorme a questa impostazione. Oggi le persone hanno la possibilità di interagire con le aziende, ma soprattutto di condividere informazioni tra loro e di soddisfare i propri bisogni attraverso ricerche specifiche online. Tuttavia sono ancora molte le realtà che hanno difficoltà ad adattarsi a queste dinamiche, ormai consolidate: le aziende potrebbero avvicinarsi di più ai potenziali clienti, anticiparne i bisogni e fornire loro soluzioni personalizzate.

In un simile scenario l’intuizione, la creatività e l’empatia si rivelano strumenti eccellenti per analizzare, comprendere e intercettare meglio i desideri reali delle persone: chi è dotato di spiccata sensibilità è più predisposto ad avere queste attitudini, a creare legami autentici e duraturi con gli altri.

Vediamo perché.

La sensibilità arriva dal cervello

Una forte sensibilità favorisce la capacità di riuscire a cogliere le sfumature, fa protendere ad agire con prudenza e a valutare con maggiore attenzione rischi e risultati.

Benché questo comportamento sia influenzato anche dall’educazione ricevuta, è soprattutto un’inclinazione naturale. Le ricerche svolte a riguardo, infatti, confermano che il cervello delle persone molto sensibili lavora in maniera diversa, più profonda.

Nel 2014 alcuni ricercatori dell’Università di Story Brook di New York hanno dimostrato che le differenze tra la mente delle persone molto sensibili e quella delle altre sono legate principalmente a due fattori, i neuroni specchio e la corteccia insulare.

I neuroni specchio si attivano quando si compie un’azione e quando si osserva la stessa svolta da un’altra persona; sono i neuroni responsabili dell’imitazione, quelli che favoriscono l’empatia. Nelle persone sensibili l’attività di questi neuroni mantiene un livello costantemente alto, il che favorisce un atteggiamento più propenso alla disponibilità, alla comprensione e condivisione dello stato d’animo altrui.

La corteccia insulare, invece, è collegata al sistema limbico del cervello, la parte responsabile dell’origine delle emozioni e della loro gestione. L’insula delle persone molto sensibili agisce con maggiore energia alimentando, dinanzi a un qualsiasi stimolo esterno, un insieme di sensazioni e percezioni maggiori rispetto a quelle provate da persone con meno sensibilità.

Un punto di vista differente

Forti di un vantaggio genetico, le persone più sensibili possono rappresentare un patrimonio esclusivo per un’azienda che utilizza modelli di comunicazione e marketing digitali.

Prima di tutto, per la loro capacità di generare empatia, un obiettivo molto più complesso da raggiungere online, ma fondamentale per intuire i bisogni specifici degli utenti e per instaurare con loro relazioni forti.

Poi, per la spiccata propensione all’analisi profonda e accurata, all’interesse naturale per i particolari e per i dettagli meno scontati; questi ultimi sono elementi chiave quando si ha il compito di interpretare non solo dati oggettivi, ma anche aspetti legati alla propria percezione della realtà che si sta analizzando. Può accadere, ad esempio, per misurare la reputazione online dell’azienda.

L’elevata sensibilità risulta inoltre una risorsa proficua all’interno di un gruppo di lavoro, dove è sempre più rilevante differenziare i professionisti non solo in funzione della qualifica ma anche delle attitudini personali (puoi leggere a riguardo Siamo tutti diversi e tutti uguali).

Persone molto sensibili hanno oltretutto un profilo ideale per rivestire ruoli di coordinamento grazie a una visione più lungimirante, all’intuizione e alla maggiore propensione a comprendere gli altri, ispirarli e gestire le dinamiche interne del gruppo.

 

Di contro, una particolare sensibilità potrebbe essere fraintesa, specie tra collaboratori. Le persone sensibili, infatti, hanno tempi di reazione più lunghi dinanzi alle novità; la loro minore reattività è spesso percepita come timidezza o insicurezza.

Immaginiamo una riunione di brainstorming. Durante la prima fase, il cui scopo è produrre molte idee in poco tempo, i più sensibili potrebbero avere difficoltà a proporre i propri pensieri di getto. Il loro spirito d’osservazione e la loro capacità d’analisi, tuttavia, diventano determinanti in seguito, quando le idee vengono selezionate e valutate per individuare le più promettenti. Grazie a una maggiore capacità di introspezione, infatti, le persone sensibili sono più inclini a trovare soluzioni valide, non condizionate.

È comprensibile che questo modo di guardarsi dentro sia confuso con l’essere introversi. Ma, le ricerche stesse sull’ipersensibilità confermano che timidezza e insicurezza non sono caratteristiche genetiche, piuttosto, derivano dalle esperienze vissute.

Una persona sensibile non per forza è anche timida o insicura; il suo atteggiamento è semplicemente legato a una maggiore predisposizione all’analisi profonda della realtà che osserva. Chi gode di particolare sensibilità dà a ciò che vede e che vive un significato più intimo, intriso di sensazioni e riflessioni, che, in fase risolutiva del lavoro si traduce in proposte uniche e di valore.

“Non so se sia provato scientificamente, ma spesso i batteristi sono più sensibili dei cantanti.” – Chris Martin

Punti di vista

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