Dare tempo ai pensieri per scrivere meglio
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Dare tempo ai pensieri per scrivere meglio

La leggerezza con cui un po’ tutti usiamo le parole sui social network è spesso legata alla mancanza di opinioni. Prendiamoci il tempo per averne.

Le parole che usiamo ci qualificano. Come nel gioco dei puntini, quando le uniamo diamo loro una forma, disegniamo una figura dai tratti precisi, la nostra.

Le più forti sono le parole che arrivano dalla tastiera perché in Rete sono spesso l’unico strumento che usiamo per comunicare e diventano, inevitabilmente, il mezzo con cui ci presentiamo.

Basti pensare che un profilo social, oggi, vale quanto un curriculum in fase di candidatura. Vi si evincono pensieri, capacità critica e di ragionamento, attitudini, conoscenza e padronanza del linguaggio, più facilmente che in una presentazione di carriera.

Siamo quello che scriviamo e, di conseguenza, quello che pensiamo perché, come ribadisce Luisa Carrada, “il pensiero conduce alla scrittura, raramente avviene il contrario.”

Parole nella rete dei social

Dell’uso delle parole sul Web si discute ampiamente. Le più chiacchierate sono quelle intrappolate nelle reti social: parole distorte, scorrette, accentate male, parole unite senza un filo logico, fuori luogo e, ancora, parole offensive, violente.

Da frequentatori dei social network ci indigniamo di fronte ai leoni da tastiera e agli analfabeti funzionali perché, colpevoli di impreparazione, attribuiamo a loro le colpe di tali crimini.

Noi, al contrario, interveniamo d’istinto perché abbiamo fretta, perché dire la nostra è una necessità impellente e perché sui social network si parla come viene. Crediamo a tal punto in queste giustificazioni da essere sicuri delle nostre azioni. Guariti da quell’ansia da prestazione che ci ha sempre pervaso prima di intervenire pubblicamente, sui canali social abbiamo meno remore, non contempliamo la possibilità di minare la nostra credibilità, siamo convinti di ciò che scriviamo e di come lo facciamo.

Eppure questo maltrattamento delle parole riguarda tutti, in maniera più o meno grave.

Ne diventiamo autori ogni volta che ci accontentiamo del primo termine che ci viene in mente e lo scriviamo, ogni volta in cui rispondiamo senza aver compreso le intenzioni dell’altro, maltrattiamo il linguaggio quando lo usiamo per esprimere un concetto debole che non è ancora un’opinione.

Quando si conosce la lingua con le sue regole, infatti, scrivere male equivale a pensare male.

Quando nasce un’opinione

Usiamo male le parole quando ce ne serviamo per riportare un concetto che in realtà è semplicemente un’impressione, non ancora un’opinione.

Ci fanno da complici le scorciatoie dei social network. Queste ultime piacciono al cervello che, per natura, tende a consumare meno energie; così, commentiamo un articolo di cui abbiamo letto solo il titolo, diventiamo giudici con parole che nascono dalle nostre credenze, preferiamo le strade più brevi per risparmiare tempo.

Ma cosa ce ne facciamo di questo tempo?

Ci sono momenti per la leggerezza e momenti per la riflessione. Questi ultimi sono i più sfuggenti. Quando vi rinunciamo, togliamo al ragionamento la possibilità di far nascere una precisa idea riguardo all’argomento che ci ha allettati. Trasformiamo il tempo di reazione tra l’attimo in cui vediamo il contenuto e quello in cui iniziamo a muovere le dita sulla tastiera in un alibi per scrivere male.

Un’opinione, invece, ha bisogno di tempo per maturare. Quando il pensiero logico può conoscere, approfondire, analizzare e dare forma a una precisa idea, la mente sarà capace di esprimerla con parole migliori che fanno bene a noi e alla conversazione.

“Tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio. In quello spazio risiede il potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta c’è la nostra crescita e c’è la nostra libertà.” – Victor Frankl

Togliendo tempo alle idee rinunciamo alla libertà di scegliere una risposta e ci accontentiamo di riportare una reazione che, inesorabilmente, si tradurrà in parole usate male.

Così, in bilico tra i minuti e i secondi,  imprigioniamo i pensieri e le parole in una bolla di superficialità.

 

Tra regole ed errori, credibilità e faciloneria c’è il tempo di far nascere un’opinione o di liberare l’istinto: a noi la scelta.

Punti di vista

E tu cosa ne pensi?

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Il colore delle parole

È l’energia che dà forma all’immaginazione di chi le pronuncia; e se la posizione lo permette, genera una grande eco. In ogni caso, non si può trascurare l’effettiva risonanza che le parole hanno sulla realtà: vanno scelte con cura.