Caro diario…

Caro diario…

Ne è passato di tempo, ma ce n’è ancora tanto per ricominciare. Potremmo scoprire che raccontarsi attraverso la scrittura è molto più che un piacere.

Parole sui post-it e frasi telegrafiche in agenda: promemoria, mappe, concetti che aiutano a riordinare le idee non sono mai abbastanza tra le risorse del copywriter. Il più delle volte si tratta di contenuti slegati, senza forma né trama, appuntati velocemente su un foglio per paura di perderli.

Quasi mai la loro natura è autobiografica. Presentazioni aziendali, e-mail, manuali… cosa se ne fanno delle esperienze di vita dell’autore? Serve ben altro per produrre un testo efficace.

Eppure la vita privata non è così slegata da quella professionale perché ciò che migliora il benessere mentale e fisico della persona inevitabilmente ha riscontri positivi nella sua vita lavorativa: la scrittura autobiografica, se assunta come esercizio quotidiano, favorisce la riscoperta di un dialogo interiore che fa bene anche all’operatività.

Ma la storia delle nostre esperienze probabilmente è intrappolata in un diario segreto seppellito chissà in quale scatolone. Intanto nuovi racconti sono subentrati e sono rimasti lì, dentro di noi: dargli la forma delle parole, oltre che bello, si rivela anche utile.

Si potrebbe partire proprio da un “caro diario” per ricominciare a muovere quella penna che diventa così pesante quando deve confrontarsi con pensieri che riguardano la nostra vita.

Alla fine di ogni storia potremmo trovare molto più di un piacere riscoperto.

Sessioni di scrittura espressiva

Il professore James Pennebaker dedicò lunghi anni della sua vita a dimostrare gli effetti benefici della scrittura su mente e corpo.

Nello specifico, lo psicologo si occupò della scrittura espressiva.

Pennebaker creò delle sessioni, ripetute per più giorni, in cui invitò le persone a trascrivere esperienze difficili, traumi o eventi fortemente stressanti della propria vita. Traducendo in parole le emozioni e i pensieri repressi per lungo tempo, l’esercizio si dimostrò utile a liberare gli interessati dagli effetti dannosi che l’inibizione aveva provocato sulle loro menti e sui loro corpi.

Con il miglioramento del benessere psicofisico degli interessati, la scrittura espressiva giovò soprattutto alla loro capacità di relazionarsi e all’efficienza lavorativa.

La dedizione del professor Pennebaker ha aperto una strada di spiragli positivi. Tanti altri studi a riguardo, infatti, hanno fatto sì che la scrittura espressiva venisse usata come tecnica di sollievo in condizioni di dolore o stress: ad esempio, curando quotidianamente un diario, persone malate di asma o artrite hanno dimostrato notevoli miglioramenti a livello sia di patologia che di serenità mentale (puoi leggere qui lo studio).

La libertà tra carta e penna

Scrivere consente di elaborare in modo consapevole esperienze difficili, ci abitua a riconoscerle e ad accettarle. Quando paure e debolezze si materializzano su un foglio diventano più leggere, sembra quasi che, affidate alle parole, esse siano capaci di librarsi. E possiamo lasciarle andare, non è necessario condividerle perché ciò che scriviamo è nostro, è lì su un foglio che il giorno dopo potremo anche buttar via. Siamo liberi.

Allenare una penna che pesa

“Il mio papà si chiama…” Alle elementari i primi temi erano sempre autobiografici e sembrava facile scriverli. Con la complicità di fantasia ed euforia dell’età, quella penna blu, rigorosamente cancellabile, scivolava sul foglio del quadernone.

I racconti di oggi sarebbero ben più complicati ma, contro quel foglio bianco minaccioso, è solo questione di tempo e di volontà.

Un buon modo per iniziare ad alleggerire la penna è quello di appuntare i primi pensieri, anche quelli che sembrano sciocchi: è importante non lasciare parole al vento perché queste potrebbero essere le più preziose. Bastano pochi giorni di scrittura costante per dare anima a una nuova storia o a parte di essa e nel frattempo perfezionare il nostro stile, alla ricerca del giusto equilibrio tra forma e sostanza del testo.

La cosa più entusiasmante è che possiamo concederci la libertà di essere gli unici revisori, di rileggere quando vogliamo, di strappare la pagine e di perdere quei pensieri.

Domani è un’altra storia.

Punti di vista

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