Ingredienti per una sana dieta mediatica

Ingredienti per una sana dieta mediatica

Esiste un rapporto tra il consumo mediatico di informazioni e il nostro benessere quotidiano? Quali rischi comporta la profusione di contenuti che ci invade ogni giorno? Alcune riflessioni.

Ogni giorno molti di noi impiegano la maggior parte del tempo a destreggiarsi tra una quantità spropositata di notizie, messaggi, e-mail, pubblicità, notifiche, dati, aggiornamenti. Dal web, in particolare, sgorga una profusione di contenuti più o meno utili e, nel peggiore dei casi, del tutto privi di valore. Travolti da questo fiume di informazioni, subiamo una serie di problematiche con conseguenze più o meno evidenti sulla nostra vita.

Oggi è così semplice cercare informazioni su ciò che ci interessa che è diventato difficile selezionare, filtrare e organizzare i contenuti che ci vengono proposti. Tante volte ci capita di rimanere “intrappolati nella Rete” più di quanto vorremmo e di perdere tempo con dati che non si traducono né in produttività né in conoscenza. La nostra attenzione salta da uno stimolo all’altro e facciamo fatica a mantenere la concentrazione, finendo per procrastinare quei compiti che ci rubano più tempo del previsto. A fine giornata ci lamentiamo per lo stress e siamo sopraffatti da un senso di insoddisfazione nei confronti del nostro vissuto quotidiano.

Discernere le informazioni – e i comportamenti abituali – utili al raggiungimento degli obiettivi è uno dei principi fondamentali per diventare più produttivi.

Fermarsi un attimo a riflettere sulle proprie abitudini è il primo passo verso una migliore gestione del tempo. Se ci rendiamo conto che le nostre attività sono spesso frammentate tra lavoro, social network, controllo delle email, aggiornamenti sulle ultime notizie, letture di svago, shopping e quant’altro, allora forse è il caso di valutare se questi comportamenti sono o non sono funzionali ai nostri obiettivi.

A differenza dei media tradizionali la cui fruizione è rilegata principalmente al tempo libero, i media digitali si insinuano ripetutamente nei momenti di vita giornalieri. Non è facile mantenere il focus sulle proprie intenzioni, ma è necessario per tenere sotto controllo gli effetti collaterali che minano il benessere personale.

Less is more: verso un “minimalismo digitale”

Concentrarsi sull’essenziale e capire quali ingredienti rendono la dieta mediatica equilibrata e produttiva riduce drasticamente il tempo di esposizione a stimoli superflui. Per guadagnare ogni giorno minuti preziosi da impiegare in attività più significative possono rivelarsi utili alcuni piccoli accorgimenti. Per esempio:

  • Limitare il tempo speso a scorrere la home di Facebook – e degli altri social – tra i continui aggiornamenti degli “amici”; o davanti la tv a guardare programmi che non interessano poi più di tanto; o, ancora, sui siti di news generalisti consultati talvolta più del necessario.
  • Disattivare le notifiche dei social per non farsi distrarre continuamente, soprattutto in presenza di altre persone o mentre si svolgono attività più rilevanti (meglio controllare volontariamente le singole applicazioni che farsi controllare da loro).
  • Selezionare solo fonti di qualità sulla base di una valutazione ragionata circa la loro autorevolezza e utilità.
  • Salvare tra i preferiti solo le risorse più rilevanti per evitare inutili approdi su siti privi di valore. L’importante, in ogni caso, è sforzarsi di mantenere un equilibrio tra i diversi punti di vista ed evitare di mettere a rischio l’obiettività, il senso critico e la capacità di giudizio in favore di una visione di parte.

Nonostante il web offra enormi opportunità di conoscenza, la maggior parte degli utenti purtroppo non è in grado di gestire con efficacia le informazioni che riceve. La semplice conoscenza non si traduce in istruzione quando rimane fine a se stessa. Piuttosto, deve essere messa al servizio di uno scopo.

La consapevolezza di chi siamo e di dove vogliamo andare ci permette di navigare nel mare magnum della Rete verso contenuti che hanno valore per noi.

Se ci impegniamo a modificare le nostre abitudini in vista degli obiettivi che vogliamo raggiungere, possiamo riuscire a organizzare meglio le nostre attività, a essere più produttivi e a godere di quel senso di soddisfazione che ci fa sentire appagati a fine giornata. Gestire il proprio tempo significa gestire la propria vita.

La dimensione individuale, tuttavia, non sempre è sufficiente. In un contesto sociale in cui il digitale è ampiamente diffuso, occorre veicolare con azioni concrete – soprattutto di tipo educativo – l’idea che è importante mantenere un rapporto equilibrato con la tecnologia. Il benessere collettivo dipende anche da questo.

Punti di vista

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