Diamo (il giusto) spazio al carattere
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Diamo (il giusto) spazio al carattere

Come si determina la corretta quantità di spazio che deve vivere fra due lettere o fra due parole? È una questione di calcolo, capacità di osservazione ed esperienza.

Il type design è spesso più un lavoro sullo spazio che sui segni; non riguarda, infatti, soltanto la superficie in positivo delle lettere, ma anche lo spazio negativo che le divide e le circonda.

Stabilire la corretta spaziatura, cioè lo spazio che intercorre fra due lettere o fra due parole, è fondamentale per il designer che si confronta con la composizione del testo. Questo vale sia se si utilizzano famiglie di caratteri già pronte, sia se le lettere vengono disegnate da zero. Nel primo caso, infatti, non si può dare per scontato che la spaziatura di default sia esatta, soprattutto se si usano font presi dal web; nel secondo caso, invece, si deve necessariamente individuare un criterio per spaziare i caratteri realizzati.

Nella tipografia tradizionale il sistema di spaziatura si basa sul quadratone, un parallelepipedo a base quadrata che ha lo stesso corpo del carattere di cui fa parte. Dividendo il quadratone in sottomultipli si ottengono le unità di misura da rapportare a tutto il codice di avvicinamento dei caratteri. Di norma, lo spazio tra due lettere corrisponde a un terzo della dimensione del corpo, quindi a un terzo del quadratone, che prende nome di terziruolo. Se per esempio la misura del corpo è di 12 punti, la spaziatura standard tra due caratteri corrisponde a 4 punti. Altri sottomultipli del quadratone sono il mezzo quadratone (quadratino), il quarto di quadratone (mezzano), il quinto di quadratone e il sesto di quadratone.

Nella fotocomposizione e nella videoscrittura il quadratone viene chiamato EM e corrisponde a un quadrato che ha come dimensione la misura del corpo della M maiuscola per una data famiglia di caratteri. Questa grandezza viene divisa in 18 parti, ognuna delle quali costituisce l’unità di misura per l’accostamento delle lettere e delle parole. em-codencode

Grazie alla composizione elettronica possiamo gestire la spaziatura tra i caratteri a nostro piacimento agendo sulla crenatura (in inglese kerning), cioè sul processo che consente di aumentare o ridurre lo spazio tra due lettere. Questa operazione può essere eseguita manualmente oppure tramite apposite funzioni messe a disposizione dai programmi di videoscrittura.

Ma rimane un quesito da risolvere: quanto spazio assegnare a una lettera in relazione a quella che le sta accanto?

Rispondere a questa domanda consente di prendere coscienza e capire come ottenere un testo il più possibile perfetto, con un accostamento armonico dei caratteri, specie nei casi in cui la spaziatura tra le lettere risulti particolarmente critica (ad esempio le coppie AT, AV, AY, LT).

Nell’immagine che segue è possibile osservare la differenza tra l’accostamento automatico e un possibile accostamento manuale di alcuni caratteri.

crenatura-codencode

L’esempio mostra come ci sia disarmonia nei casi di spaziatura automatica rispetto al maggiore equilibrio che si ottiene intervenendo manualmente sulla crenatura. Si comprende, inoltre, come un avvicinamento uniforme di tutte le lettere non sia utile per ottenere un buon risultato ma si debba operare in modo differente su coppie specifiche.

È evidente, quindi, la necessità di intervenire sui singoli accostamenti e trovare una metodologia che permetta di farlo nel modo corretto.

Nel prosieguo illustro i criteri per produrre un codice di spaziatura differenziata cercando di mantenere la procedura il più snella possibile; negli esempi utilizzo caratteri maiuscoli senza grazie, ma il concetto è chiaramente applicabile anche a font con le grazie e a tutte le combinazioni: maiuscola-maiuscola, maiuscola-minuscola, minuscola-minuscola, lettera-numero, ecc.

Il sistema che presento vuole essere soprattutto uno strumento per acquisire consapevolezza, capacità di osservazione e giudizio che con l’esperienza portino a fidarsi del proprio occhio e della propria percezione piuttosto che ricorrere a calcoli analitici.

Il principio di base su cui poggia l’intero ragionamento è il seguente: tra tutti i caratteri di una stringa deve esserci lo stesso spazio, non la stessa distanza. Per spazio si intende la somma delle aree esterne adiacenti dei caratteri, per distanza l’intervallo tra gli estremi contigui.

spazio-distanza-codencode

Tale spazio fa parte dei contrografismi, ovvero il negativo dei caratteri, il vuoto (o bianco) che vive tra le lettere e intorno ad esse. Sono queste zone che ci permettono di leggere più o meno facilmente un testo e che rendono gradevole una composizione.

Per ottenere un accostamento corretto bisogna individuare un’unità di misura da cui far derivare lo spazio che deve esistere tra due caratteri, facendo in modo che l’area fra le lettere, qualunque esse siano, risulti armonica. Questa unità di misura, chiamata unità standard (u.s.), deve avere una grandezza stabilita in relazione alla dimensione del carattere da utilizzare, così che il rapporto tra unità e carattere rimanga costante qualunque sia il corpo usato.

Un modo per trovare l’unità standard consiste nel dividere per 32 l’altezza di una qualsiasi lettera maiuscola che non presenti correzioni ottiche, come la A, la M o la N. Scegliamo ad esempio la A e calcoliamo la superficie del rettangolo che la contiene; utilizzando un carattere Helvetica con un’altezza di 100 mm, questa è pari a 8942,5 mm2.

unita-standard-codencode

Adesso, se avviciniamo i caratteri uno all’altro fino a far coincidere gli estremi possiamo calcolare l’area che risulta tra lettera e lettera. Come è possibile notare, ci saranno coppie con un’area nulla (MN, IL, ecc.) e coppie al cui interno l’area è misurabile (AC, VV, ecc.).

aree-codencode

Consideriamo come il più ampio lo spazio tra la V e la Y, tralasciando i casi limite (LA, TV, YY, ecc.), e prendiamo quest’area come misura base di ingombro per tutti gli accostamenti. Sempre con riferimento a caratteri in Helvetica con altezza di 100 mm, tale area risulta di 4474,69 mm2. Impostando la proporzione

8942,5 : 32 = 4474,69 : x

calcoliamo quante unità standard corrispondono all’area tra la V e la Y; il risultato è 16 u.s.

unita-standard-vy-codencode

Gli accostamenti che richiedono più spazio sono quelli fra due caratteri con aste dritte, come HH, ai quali assegniamo come spaziatura di partenza proprio 16 u.s., eseguendo poi opportune correzioni in base alla specifica coppia di lettere. Nel caso di HH, infatti, alle 16 u.s. vanno sottratte le unità standard relative all’area interna della H divisa per 2, poiché metà incide sulla lettera che precede e metà su quella che segue. Svolgendo i calcoli si ottiene che a metà area interna corrispondono 9 u.s. Quindi la spaziatura definitiva tra H e H è di 7 u.s. e va applicata a partire dalla linea verticale passante per il punto estremo a sinistra e a destra di ciascuna lettera.

spaziatura-hh-codencode

Facciamo un altro esempio calcolando la spaziatura tra H e C. Questa sarà pari a quella tra H e H (7 u.s.) meno le unità standard relative all’area esterna della C (3 u.s.), cioè 4 u.s.

spaziatura-hc-codencode

Seguendo la stessa logica possiamo procedere alla misurazione di tutti gli accostamenti possibili tra i caratteri che andranno a comporre il nostro codice di spaziatura differenziata. Di regola i risultati sono raccolti in una tabella, denominata tabella di kerning o di crenatura, che riporta in intestazione di riga e di colonna i caratteri e nelle celle di intersezione il valore delle unità standard relative.

Per quanto riguarda la distanza che deve intercorrere tra una parola e la successiva, questa si calcola sommando le unità standard previste nell’accostamento tra l’ultimo carattere della parola che precede e il primo carattere della parola che segue più la metà dell’altezza della A (vale a dire 16 u.s.). Se per esempio la parola che precede termina con H e quella che segue inizia con C, la distanza tra le due parole sarà data dalla spaziatura tra H e C (4 u.s.) più 16 u.s., quindi 20 u.s.

Il sistema presentato in questo articolo non può considerarsi definitivo in quanto esistono numerosi casi in cui la spaziatura non può essere stabilita solo attraverso i calcoli ma bisogna ricorrere ad aggiustamenti ottici e compensazioni. Un esempio sono le coppie di caratteri con grazie molto pronunciate, oppure gli accostamenti tra lettere la cui particolare forma fa percepire uno spazio maggiore o minore rispetto a quello calcolato.

Il vero valore del metodo risiede nella capacità di affinare la percezione visiva riuscendo a stimare, quasi istintivamente, la corretta quantità di spazio che deve vivere fra un carattere e l’altro.

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