Avvalersi dei propri talenti per avere successo nel lavoro e nella vita

Avvalersi dei propri talenti per avere successo nel lavoro e nella vita

Dalla “teoria della ghianda” al “cerchio d'oro”: perché essere consapevoli delle proprie potenzialità ispira la creatività e motiva ad agire per raggiungere gli obiettivi più ambiti.

Qual è quella cosa che ti piace così tanto fare e che ti prende al punto da non accorgerti del tempo che passa? Quella cosa che continui a fare anche se sei stanco o pieno di impegni?

Tutti abbiamo sperimentato un certo piacere, divertimento, beatitudine nello svolgere una particolare attività. Difatti, a meno che non siamo abituati alla concentrazione, mentre eseguiamo un compito che non ci appassiona tendiamo ad annoiarci o a perderci in altri pensieri. Occorre partire da queste considerazioni per capire come ottenere buoni risultati nel lavoro e nella vita.

Quando ci piace molto fare qualcosa e vi dedichiamo tutto il tempo e l’energia che abbiamo, allora il nostro talento potrebbe essere all’opera, consapevolmente o meno. Oppure potrebbe trattarsi di una forte passione. La distinzione tra talento e passione è fondamentale: si può avere passione per il calcio ma non essere bravi calciatori, oppure per la musica ma non essere bravi a suonare. Se invece abbiamo talento nel padroneggiare la palla, allora probabilmente con impegno e perseveranza potremmo diventare dei bravi calciatori. Come sostiene Paolo Gallo nella Bussola del successo, il talento è oggettivo, la passione è soggettiva: basta guardare i talent show per rendersene conto, non tutti sono bravi nonostante la loro forte passione.

Se è vero che tutti noi abbiamo delle passioni è anche vero che tutti noi abbiamo dei talenti, anche se spesso non ce ne accorgiamo per una vita intera. La difficoltà, infatti, sta nell’individuarli e metterli al centro delle nostre attività, del nostro lavoro e della nostra vita. Non è impossibile, anzi.

James Hillman, psicologo e analista junghiano, sostiene che ognuno di noi ha dei talenti ma non sempre siamo in grado di individuarli. Con la teoria della ghianda Hillman paragona l’essere umano a una ghianda: il seme ha dentro di sé tutte le potenzialità per diventare una quercia, oppure no, in base al percorso che caratterizzerà il suo sviluppo. E se la ghianda è, in un certo senso, impotente difronte al suo destino, l’essere umano può agire con consapevolezza per fare in modo che le proprie scelte e azioni siano coerenti con i propri obiettivi.

“Se accetto l’idea di essere l’effetto di un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali, io mi riduco a mero risultato.” – James Hillman

Ci sono delle tecniche che possono aiutare a individuare e assecondare i talenti. Molte di queste tecniche rientrano nella pratica del coaching, disciplina che trae origine proprio dalla teoria della ghianda di Hillman e che mira a riscoprire i talenti per migliorare sia il profilo personale sia quello lavorativo.

Dobbiamo porci le domande giuste, prestare attenzione a ciò che facciamo, sentiamo e proviamo. Le risposte, quelle vere, emergeranno se abbiamo maggiore consapevolezza di noi stessi, delle nostre potenzialità, dei nostri limiti, dei nostri desideri e obiettivi. Non è facile, ma spesso senza un esercizio costante il talento rimane una potenzialità inespressa.

Una volta individuati, i talenti vanno valorizzati. Non viceversa: cercare di migliorare con ostinazione in qualcosa per cui non si è portati non conduce ad alcun successo duraturo.

Per fare dei talenti un business è necessario trovare un punto di intersezione tra le nostre capacità e inclinazioni personali e i bisogni e desideri delle persone.

Se non siamo in grado di soddisfare i bisogni di qualcuno, faremo fatica a generare un guadagno con la nostra attività, anche se è la più bella.

Essere felici facendo un lavoro che ci piace e per cui siamo portati è lo scopo di tutti. Non avere uno scopo, una motivazione, una convinzione profonda significa stare in mezzo al mare senza una rotta. Rischiamo di andare alla deriva, di fare scelte sbagliate, nel lavoro come nella vita.

Simon Sinek, nel libro Partire dal perché, usa il concetto di cerchio d’oro per spiegare che sono ben poche le persone capaci di esprimere con chiarezza perché fanno quello che fanno. Egli afferma che per ottenere un successo duraturo è necessario partire dal perché, dalla propria motivazione, dai propri valori e princìpi.

“La gente quando compra non guarda cosa fate, ma perché lo fate.” – Simon Sinek

Il perché è qualcosa che ispira la nostra creatività e ci invoglia a conoscere e agire; è una bussola che ci indica la direzione, un’àncora che ci tiene fermi quando tutto intorno a noi vacilla.

“Chi ha un perché abbastanza forte, può sopportare qualsiasi come.” – Friedrich Nietzsche

Le nostre ancore sono il nostro potenziale e i nostri punti di forza su cui spesso poco ci focalizziamo o che addirittura poco conosciamo. Rappresentano il punto da cui partire per raggiungere i nostri obiettivi. Se siamo consapevoli di noi stessi, delle nostre potenzialità e dei nostri talenti allora possiamo provare a vivere come vorremmo e a fare delle cose che più ci piacciono un business di successo.

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